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burocrazia

La paralisi del Parco dell'Etna: si dimette il direttore Battaglia, ma le autorizzazioni restano bloccate

Prima il passo indietro della maggioranza del comitato tecnico scientifico. Ora quello del direttore generale, che proprio col Cts era entrato in conflitto. Intanto il territorio aspetta e continuano a saltare eventi

02 Giugno 2026, 06:50

Parco dell'Etna

Il direttore generale del Parco dell'Etna Giuseppe Battaglia si è dimesso. Giovedì scorso ha comunicato la decisione al presidente dell'ente Massimiliano Giammusso e alla Regione. Ufficialmente il passo indietro arriva per motivi personali, ma è difficile non trovare un collegamento con le tensioni nate tra il burocrate, che è anche direttore generale del dipartimento regionale del'Urbanistica a Palermo, e il comitato tecnico scientifico del Parco, da cui nelle scorse settimane si erano dimessi cinque membri su nove, contestando proprio l'uso che Battaglia ha fatto, sin dal suo insediamento lo scorso ottobre, dell'organo consultivo. Una situazione che ha provocato la paralisi dell'ente, già alle prese con un strutturale deficit nella pianta organica. 

Il caso più mediatico è stato lo slittamento a settembre dell'Etna Marathon,  una delle competizioni di mountain bike più impegnative e suggestive del panorama nazionale, giunta ormai alla ventesima edizione. Gli organizzatori sono stati costretti a rinviare la gara, con oltre 400 iscritti, perché il Parco non ha dato le autorizzazioni necessarie in tempo utile. A differenza degli anni precedenti, questa volta i vertici amministrativi dell'ente avevano chiamato il Cts a esprimere un parere. Un inedito assoluto. «Per capirci - spiega uno degli scienziati dimissionari dal comitato - noi avremmo dovuto occuparci della gara in mountain bike se avessero chiesto di usare bici con batterie al plutonio. Il nostro ruolo, cioè, è dare valenza scientifica alla gestione del Parco, non fare gli impiegati».

Del Cts fanno parte diverse figure del mondo della scienza, dell'Università e del diritto: dal vulcanologo all'agronomo, dallo zoologo all'esperto in arboricoltura. Per molti anni il comitato, di cui tutti i Parchi regionali sono dotati, viene usato per dare consulenze in ambiti specifici. Nel 2012 la Regione li elimina, per poi ripristinarli dodici anni dopo. Dal 2024 a fine 2025 il Parco dell'Etna ne chiede l'intervento per casi circoscritti. Da ottobre 2025, con l'avvento del nuovo direttore generale Battaglia, le richieste si moltiplicano. Dai condoni edilizi alle competizioni sportive, dai sentieri che vanno liberati dalla neve fino alla richiesta da parte di un sindaco di creare un canile in zona B del Parco. Di colpo i tecnici sono chiamati a diventare burocrati. Al punto che, nonostante il comitato possa dare solo pareri e non autorizzazioni (che spettano sempre agli uffici), c'è chi arriva a chiamare direttamente i membri del Cts nella speranza di sbloccare le pratiche: «Ho un bosco di castagni da tagliare, ma mi dicono che serve il vostro via libera», è il tono di una telefonata realmente avvenuta. Insomma, troppo per chi è abituato a occuparsi di ambiente e scienza. Da qui le dimissioni in massa. 

Il 20 maggio l'assessorato regionale al Territorio dichiarava di stare provvedendo «all’immediato reintegro dei componenti dimissionari». Ma ancora il Cts non è stato ripristinato. L'indicazione dei membri mancanti spetta all'università di Catania, a cui nei giorni scorsi l'assessorato regionale ha chiesto di avanzare le nuove proposte. Nelle more della nomina, il presidente  del Parco Giammusso aveva proposto di affidare le funzioni del comitato al CRPPN, il Consiglio regionale per la protezione del patrimonio naturale, organo consultivo della Regione siciliana. Ma al momento non è pervenuta nessuna risposta. A sua volta il CRPPN, chiamato in causa nelle scorse settimane dal Parco e dalla Soprintendenza per definire esattamente su cosa debba esprimersi il comitato tecnico scientifico, dopo avere ricordato quali sono le materie obbligatorie secondo normativa, ha rispedito la palla alla Regione, sottolineando la necessità di «un urgente intervento di indirizzo» che valga per tutti i Parchi. Ma anche in questo caso, non si registrano iniziative. 

A pagare le conseguenze della paralisi è ancora il territorio. Domenica è saltato un altro appuntamento del calendario ciclistico: il campionato provinciale multidisciplinare giovanissimi Catania, organizzata dalla ASD Sicily Bike Academy. Un circuito pianeggiante e privo di ostacoli di lunghezza tra 200 e 400 metri pensato per coinvolgere oltre 200 bambine e bambini dai 7 ai 12 anni con le rispettive famiglie. Si sarebbe dovuto tenere nell’area attrezzata demaniale Poggio Monaco nel Comune di Maletto. Ma è saltato per mancanza di autorizzazione.

«Stiamo assistendo a un cortocircuito istituzionale che colpisce i soggetti più deboli: i giovanissimi e le società sportive. - commenta Adolfo Scandurra, presidente provinciale della Federciclismo Catania, la più importante della Sicilia con una cinquantina di società - Non è accettabile che l’assenza di un organo tecnico blocchi manifestazioni già programmate da mesi, con un lavoro organizzativo e promozionale enorme alle spalle. Chiediamo con forza che le istituzioni trovino in tempi rapidi una soluzione transitoria per sbloccare le autorizzazioni».