il bilancio
Migranti, in tre anni di decreto Piantedosi fermate 41 navi delle ong: «Nello stesso periodo annegate 6.490 persone»
I conti li fa Justice Fleet, l'alleanza internazionale che riunisce 13 organizzazioni impegnate in ricerca e salvataggio, che lancia l'allarme su un possibile nuovo irrigidimento delle norme in Italia
Dalla data di entrata in vigore del decreto-legge Piantedosi, il 2 gennaio 2023, le autorità italiane hanno disposto fermi amministrativi per 41 unità di ricerca e soccorso, per un totale di 1.075 giorni complessivi, pari a quasi tre anni.
I conti li ha fatto Justice Fleet, l'alleanza internazionale che riunisce 13 organizzazioni impegnate in attività di ricerca e salvataggio, e che dall'inizio accusa il decreto Piantedosi di andare contro il diritto internazionale su diversi punti. «Uno strumento di sabotaggio sistematico delle operazioni civili e un fattore che mette a rischio la vita delle persone in movimento».
«L’immobilizzazione nei porti ha impedito a queste imbarcazioni di assistere le persone in pericolo nel Mediterraneo centrale, aggravando la crisi umanitaria in corso», dicono le associazioni. Dal 2 gennaio 2023, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), oltre 6.490 persone sono annegate o risultano disperse lungo una delle rotte migratorie più letali al mondo. Nel solo 2026, cinque navi civili sono state trattenute nei porti italiani. E nel primo trimestre dell’anno più di 825 persone hanno già perso la vita nel Mediterraneo centrale, facendo registrare l’avvio d’anno più mortale da quando l’OIM, nel 2014, ha iniziato a monitorare decessi e dispersi.
La Justice Fleet imputa alle politiche italiane che ostacolano le missioni delle ONG un contributo al disastro umanitario e all’aumento delle vittime ai confini dell’Europa. «È scandaloso che, invece di intervenire per salvare le persone in pericolo in mare come previsto dal diritto internazionale, gli Stati europei scelgano di rimanere in silenzio, mentre il governo italiano intensifica l’ostruzionismo sconsiderato delle imbarcazioni di ricerca e soccorso non governative», afferma Wasil Schauseil, portavoce della Justice Fleet. «Le navi della flotta civile sono gli unici attori che forniscono assistenza nell’area al largo delle coste della Libia e della Tunisia, dove si verificano la maggior parte dei naufragi. Ostacolare il loro lavoro porta semplicemente alla morte di più persone, è chiaro e semplice. Chiediamo che la legge Piantedosi venga immediatamente abrogata e che venga rispettato il diritto internazionale».
La flotta civile ricorda che negli ultimi anni, la magistratura italiana «ha più volte riconosciuto il ruolo salvavita delle missioni civili di ricerca e soccorso» e chiarito che la cosiddetta Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono attori legittimati al salvataggio; attenersi alle loro istruzioni, hanno precisato i giudici, comporta violazioni del diritto internazionale. In due casi di fermo motivati dall’interruzione delle comunicazioni con le autorità libiche, i tribunali si sono già pronunciati a favore delle navi.
Infine l'allarme per un ulteriore irrigidimento della normativa in Italia. «Nel contesto di un nuovo disegno di legge sull’immigrazione, volto ad attuare i regolamenti del sistema europeo comune di asilo, il governo guidato da Giorgia Meloni sta predisponendo una norma che vieterebbe l’ingresso nelle acque italiane alle navi delle ONG qualora ritenute una "grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale"». La Justice Fleet avverte che simili dichiarazioni di emergenza sono state in passato strumentalizzate e potrebbero essere utilizzate per bloccare in modo illegittimo le unità di soccorso.


