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Parla il nuovo assessore

La cultura a Palermo secondo Rini: «Più storia e meno politica, gestione della Gam e di altri 13 siti con partner privati»

L'intervista. «Continuità reale con le strategie messe in campo da Cannella. Ai Cantieri della Zisa operazione chiarezza, apriremo spazi a tutti»

03 Giugno 2026, 06:30

La cultura a Palermo secondo Rini: «Più storia e meno politica, gestione della Gam e di altri 13 siti con partner privati»

Conta più la maglia del solista, «in naturale continuità con Giampiero Cannella», che ha lasciato il doppio ruolo di vicesindaco e assessore alla Cultura per volare a Roma come sottosegretario. Umile e allineata quanto si vuole, però, la prima uscita pubblica del neo assessore della Cultura, Antonio Rini - che di Fratelli d’Italia è anche consigliere comunale e segretario cittadino - non è avara di novità, seppure nel tempo piccolo di una sindacatura quasi agli sgoccioli. A partire dall’«apertura degli spazi pubblici, principalmente quelli dei Cantieri della Zisa, a realtà finora escluse da talvolta pretesi ma inesistenti “diritti di proroga”», per continuare con la «valorizzazione capillare del partenariato con i privati». Con una proposta di delibera in forno che «sottoporrà all’aula la gestione continuativa di quattordici siti museali e monumentali da parte di realtà come Civita Le Vie dei Tesori».

«Continuità» è in genere slogan di scuderia. E stavolta? Anche nello stile poco rumoroso del predecessore Cannella?

«Neanche un po’, slogan. Il mio incarico andrà in continuità reale sotto il profilo programmatico e di indirizzo, coprendo le stesse caselle di bellezza e contenuti. Da segretario politico, sottolineo le parole indirizzo e atti, per una cultura intesa anche come riscoperta della memoria. Sembrerà insolito dirlo ma a noi importa meno il profilo politico di quello storico e del giudizio che alla storia è connesso. Nessun problema a dire che va valorizzato il 10 febbraio, nel ricordo delle vittime delle foibe, così come è indispensabile trasmettere il pieno valore della Festa della Repubblica».

Le daranno del revisionista, lo sa. Ma poi andiamo a noi, alle strategie culturali della città.

«Revisionismo? Parlo di condivisione della memoria, che è l’unica cosa che davvero porta pacificazione. Più storia, meno politica dentro la cultura, e niente limbo in mezzo».

Questo vale per tutti i “limbi” - sì, culturali - critici? Penso all’antimafia.

«Eccoci. La cultura serve, eccome, nell’esperienza concreta della città, per passare dall’antimafia predicata a quella praticata, attraverso i valori della trasparenza e della legalità degli atti. Non che prima non fosse stato fatto, ma il mio primo atto di indirizzo come assessore è stato mettere nero su bianco per gli uffici l’irrinunciabile necessità di trasparenza e tracciabilità di ogni singolo atto amministrativo».

Non mi dica però che la politica non c’entra niente.

«Non glielo dico. I cambiamenti di quest’epoca sono fondamentali. Abbiamo passato anni di decadenza dei partiti, con la politica soppiantata dal “civismo”. Oggi anche un uomo come Leoluca Orlando, bandiera assoluta di quegli anni di personalizzazione civica, ha abbracciato convintamente una formazione politica. E non le parlo solo della mia leader Giorgia Meloni, ma pure del Pd. C’è più struttura, più leadership, più politica vera da tutte le parti. Compito dei partiti è fare una rigida selezione interna, per noi vale la stella polare del pensiero di Paolo Borsellino, dobbiamo arrivare sempre almeno un centimetro prima dei doverosi interventi della magistratura».

Altro limbo: i Cantieri, dove emergono approssimazione e problemi legati alla scelta dei soggetti e persino alla loro solvenza sui costi vivi. Insomma, che vogliamo farne davvero?

«Il nostro compito è fare chiarezza e ricondurre tutto a trasparenza e pubblicità. Va compreso che non esistono diritti di prelazione soltanto perché “c’ero prima io”. I Cantieri vanno aperti alla cittadinanza con bandi a evidenza pubblica ogni volta che sarà possibile per la scadenza delle concessioni. Con nessuno escluso».

Cultura, diritto collettivo. Ma il ruolo dei privati?

«Il privato non è il mostro che tende solo al maggior profitto possibile. La legge, e il codice degli appalti in primis, danno larghe garanzie. Il partenariato è il solo modo, spesso, per imprimere efficienza e funzionalità. Le do una primizia...».

Che sia succulenta, grazie.

«Giudichi lei: siamo in procinto di presentare al consiglio comunale - unico sovrano legittimo in queste materie - una proposta per dare la gestione “destagionalizzata” e continua della Galleria d’Arte Moderna e di altri tredici tra monumenti e musei. Le realtà individuate sono enti come l’associazione Civita e la fondazione Le Vie dei Tesori».