IL RILANCIO
Terme di Saturnia a Sciacca: perché la proposta può cambiare il futuro del sito
Dopo undici anni di chiusura, il punto non è solo riaprire: è capire se a Sciacca sta arrivando il soggetto giusto
Undici anni sono tanti. Troppi per una struttura che nel 2015 chiuse i battenti senza che nessuno riuscisse davvero a riaprirli. Le Terme di Sciacca sono diventate, nel frattempo, una di quelle storie che la Sicilia conosce bene: patrimonio fermo, risorse naturali intatte, promesse che si accumulano senza mai tradursi in cantieri. Ora qualcosa si è mosso. Con il decreto dirigenziale n. 1707 del 27 maggio 2026, la Regione Siciliana ha individuato la proposta presentata dalla RTI Terme di Saturnia S.p.A. e l'ha avviata alla procedura di valutazione prevista dall'articolo 193 del Codice dei contratti pubblici. Non è ancora un'aggiudicazione, non c'è ancora una commissione insediata, non c'è ancora un cantiere. Ma è il primo varco serio che si apre dopo anni di avvisi, proroghe e manifestazioni di interesse andate a vuoto.
Il punto non è banale. Finché si resta nella fase degli annunci, un progetto vive di intenzioni. Quando l'amministrazione regionale individua una proposta specifica e la manda a valutazione formale, il confronto cambia natura: si entra nel merito della sostenibilità economico-finanziaria, della qualità industriale del piano, della coerenza con il modello di partenariato pubblico-privato scelto da Palermo. L'avviso era stato approvato a novembre 2025 e prorogato fino ad aprile 2026. La cornice è quella della finanza di progetto: concessione novantanovennale per il complesso immobiliare, trent'anni rinnovabili per quella mineraria, un requisito minimo di fatturato di cinque milioni annui. Parametri costruiti apposta per tenere lontani gli operatori occasionali e attrarre chi ha un track record vero nel settore.
Ed è qui che il nome diventa rilevante. Terme di Saturnia non è un marchio qualunque nel panorama termale italiano. La struttura toscana è un resort cinque stelle affiliato a The Leading Hotels of the World, 124 camere e suite, una spa pluripremiata, un golf 18 buche certificato GEO, 120 ettari di parco. Una storia di ospitalità che risale al 1919 e un'acqua termale che sgorga a 37,5 gradi dopo quarant'anni di percorso sotterraneo. Dati che da soli non garantiscono nulla a Sciacca, ma che raccontano di un soggetto abituato a tenere insieme più funzioni contemporaneamente: sanità termale, wellness, ospitalità, promozione della destinazione.
La candidatura, però, non viene da una singola struttura. Terme di Saturnia fa parte di Terme & SPA Italia, gruppo fondato a Roma nel 2021 che riunisce diverse realtà del settore — tra cui Terme di Chianciano e Terme De Montel a Milano — con oltre 400 dipendenti e più di 350.000 visitatori dichiarati nel 2023. Alla guida c'è Massimo Caputi, presidente del gruppo e già vertice di Federterme, con un profilo che spazia dalla finanza al real estate al turismo. Per un dossier come quello di Sciacca, che è insieme progetto industriale, operazione infrastrutturale e scommessa di politica territoriale, non è un dettaglio secondario.
Il contenuto del progetto, per quanto emerso finora, punta a restituire alle terme di Sciacca la loro vocazione sanitaria e terapeutica originaria, affiancandola a un'offerta di medical wellness, ricettività di qualità, spazi congressuali e un parco termale fruibile. È esattamente la direzione che il mercato termale contemporaneo richiede: non riaprire uno stabilimento come era, ma costruire una piattaforma multipla capace di generare flussi tutto l'anno. Renato Schifani, non a caso, insiste da mesi sui concetti di destagionalizzazione e occupazione qualificata. Parole che restano vuote senza un operatore in grado di dargli sostanza.
I numeri pubblici dell'operazione sono consistenti. Cinquanta milioni di euro di risorse FSC 2021-2027 sono destinati a Sciacca nell'ambito dell'Accordo per la Coesione siglato nel maggio 2024 tra governo nazionale e Regione, che assegna complessivamente novanta milioni alla riqualificazione dei complessi termali di Sciacca e Acireale. Una dotazione pubblica importante, che però da sola non basta: serve un privato che ci metta capitali, competenze e visione di lungo periodo.
Adesso tocca alla commissione di valutazione. Solo dopo si capirà se la proposta ha davvero la consistenza necessaria per reggere un progetto di questa portata. Quello che si può dire già oggi è che il dossier Sciacca ha cambiato scala: non parla più soltanto di recuperare un edificio fermo, ma di rimettere un sito dentro la geografia nazionale del termalismo competitivo. Per una struttura ferma dal 6 marzo 2015, non è poco.

