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3 giugno 2026 - Aggiornato alle 06:00
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I retroscena

Le sparatorie a Catania: le tensioni criminali fra le squadre di Monte Po e de “’u passareddu”

Incursioni e prove muscolari ai confini dei quartieri caldi di due storiche fazioni (tempo fa anche alleate)

03 Giugno 2026, 06:00

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Questa volta le ultime due sparatorie avvenute in città potrebbero avere un filo che le lega. La sceneggiatura è quella tipicamente napoletana: pistolettate in aria per affermare potere. E per far sentire ancora di più la forza, i colpi d’arma da fuoco si esplodono direttamente nel quartiere dell’avversario. Una vera e propria incursione “dentro casa”. E così giovedì sera, la prima “stesa” ha avuto come teatro la parte alta di via Palermo. I carabinieri hanno trovato sull’asfalto dei bossoli calibro 380. Siamo a un civico che sfiora l’ospedale Garibaldi di Nesima, a un tiro di schioppo da Monte Po. La mattina dopo i pistoleri “colpiscono” via Fratelli D’Antoni. È una traversa di via Poulet, ‘u passareddu’. Gli agenti delle Volanti, venerdì mattina alle 11, trovano sull’asfalto altri bossoli. I motivi delle prove muscolari potrebbero essere legati agli equilibri delle piazze di spaccio, anche se la miccia sarebbe stata accesa per una motivazione marginale. Uno screzio più banale che però avrebbe scatenato le “scintille” fra le due fazioni, provenienti da Monte Po e dal Passareddu.

Partiamo dalla fine. ‘U “passareddu” è il quartier generale storico dei Bonaccorsi, chiamati “i carateddi”. Il clan è considerato la frangia armata della cosca Cappello. In queste strade sono cresciuti a pane e mafia i fratelli Ignazio, Concetto, Antonio e Massimiliano Bonaccorsi. L’ultimo fu ammazzato trent’anni fa. Concetto, dopo una breve latitanza, ha deciso di collaborare con la giustizia. Ignazio e Antonio sono dietro le sbarre. L’eredità criminale l’aveva presa il nipote, Iano Lo Giudice, sanguinario e spietato. Ma da oltre 15 anni è finito in gattabuia. In libertà c’è il vecchio boss Pietro Guerrera, ‘pummaroru’, che da quello che racconta il pentito Carmelo Liistro sarebbe quello che avrebbe voce nella catena di comando del clan mafioso.

Monte Po a livello criminale ha un cognome preciso: Strano. I nomi sono quelli dei fratelli Alessandro, Mario, Claudio e Marco. Al momento l’unico libero è Claudio. Pochi anni fa gli Strano, che erano una costola dei Santapaola-Ercolano, avevano siglato una sorta di alleanza con i “carateddi” ma le cose nella mafia cambiano velocemente. D’altronde è stato lo stesso Mario Strano (“acchiana e scinni”) a dire ai pm nel 2020 che uno di “Cosa Nostra resta Cosa Nostra”. Un modo per dire che gli Strano sono “autonomi” e possono stringere, a seconda delle esigenze illecite, accordi mafiosi. In questo periodo pare proprio che fra i due gruppi non corra buon sangue.