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San Berillo

Catania, ripuliscono edificio in via Carro e subito passano all’occupazione

La struttura era stata acquistata dal Comune. «Basta favori ai privati, garantire spazi d’incontro ai meno abbienti»

03 Giugno 2026, 21:46

21:50

Catania, ripuliscono edificio in via Carro e subito passano all’occupazione

L’amministrazione comunale ha deliberato di acquistare gli immobili di via Carro per demolirli e farne una piazza nel cuore di San Berillo. Invece loro - lavoratori, migranti, studentesse e studenti medi e universitari, e membri di associazioni di terzo settore - hanno ripulito un edificio della strada, che era stato trasformato in discarica, lo hanno occupato e lo stanno mettendo in sicurezza. L’hanno chiamato “Laboratorio Meltin'Pot occupato”, Lampo come acronimo, a sottolineare che qui si intende praticare un meticciato culturale e creare un fronte antirazzista. Le attività che vi si terranno saranno decise nelle prossime assemblee cittadine finalizzate a capire le necessità della popolazione interessata, a elaborare idee e a individuare chi gestirà questa esperienza pensata all’insegna dell’antirazzismo, della prospettiva di classe, e del contrasto al modello di città che il governo nazionale e quelli locali stanno imponendo ai centri italiani.

Stanno impiegando i soldi del Pnrr - denunciano - per trasformare il nostro centro storico in una vetrina per turisti e per soddisfare gli interessi dei privati che su questo hanno costruito il loro business. Non ci sono posti per studenti non abbienti e per persone povere, italiane o migranti che siano. E gli unici luoghi in cui ci si può incontrare sono pub e bar a pagamento. «In città da tempo si registra un forte attacco agli spazi e ai centri sociali. Hanno chiuso lo studentato e il consultorio autogestiti, e abbattuto la Palestra Lupo per farci un parcheggio a vantaggio di pochi. Un attacco che ha l’obiettivo di delegittimare lo strumento dell’occupazione definito anacronistico, così come il conflitto sociale. Un modo per convincere che l’unico modello possibile è quello capitalista». In opposizione a questo approccio queste persone hanno scelto di prendersi un posto pubblico per viverlo insieme. Un luogo in cui potersi incontrare, discutere, fare amicizia e sperimentare insieme.

«La nostra idea è fare comunità e progettare insieme, è fare un laboratorio sperimentale e politico che risponda alle necessità del quartiere. Vogliamo portare politica, arte e condivisione anche nei quartieri più complicati, poveri e abbandonati, contrastando la grande narrazione contro gli spazi e i centri sociali. Il nostro è un progetto di matrice antirazzista e, in questa prospettiva, chiediamo per i migranti modi regolari di stare in Italia. La polizia, le telecamere e le carceri non sono la soluzione, sono il problema. L’immondizia e i rifiuti bruciati che abbiamo rimosso da questo palazzo sono metafora di come i governi affrontano il problema della povertà e delle migrazioni: residui da bruciare e nascondere». E aggiungono: «Vogliono distruggere San Berillo perché qui ci incontriamo migranti e catanesi per fare musica, discutere, diventare amici. Una realtà da eliminare anche perché qui bisogna fare solo pub e B&B a favore degli interessi privati». E concludono: «Per realizzare il nostro progetto dobbiamo aiutarci tra noi. Dobbiamo fare la fatica di autorganizzarci e autoregolarci, ma questo ci fa crescere. Invitiamo tutti a dare una mano, ognuno con le sue possibilità».