Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
4 giugno 2026 - Aggiornato alle 00:53
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

La violenza

«Mi hanno massacrato perché sono terrone»: Roberto, il 26enne di Agrigento, racconta il pestaggio a Torino 

L'impiegato di banca ha riportato una frattura alla mandibola. I genitori sotto shock. I carabinieri indagano per identificare i picchiatori-razzisti

03 Giugno 2026, 23:55

04 Giugno 2026, 00:16

Pestaggio, generico

Pestaggio, generico

Vive a Torino da poco più di otto mesi. E non pensava certo che nel 2026 si sarebbe sentito additare con la parola "terrone". Eppure Roberto, intervistato da Repubblica, è rimasto vittima di un atto di "razzismo" verso i meridionali tipico di un lontano passato. Il giovane è originario di Agrigento e, dopo la laurea a Palermo, ha trovato lavoro in una banca del capoluogo piemontese. «A Torino abbiamo le palle piene dei terroni». Questo quello che il 26enne si sarebbe sentito dire prima da un ragazzo poco più giovane di lui. Pensava a uno scherzo di cattivo gusto. Ma l'offesa poi si è trasformata in aggressione. Un terzetto di ventenni -  a pochi passi dal campus Einaudi - lo hanno picchiato. Schiaffi, poi pugni e calci. Il giovane agrigentino è finito privo di sensi sull'asfalto: «Non ricordo più nulla dei momenti successivi – ripercorre la vittima con il cronista de La Repubblica –. Mi sono ritrovato in un lago di sangue e con una doppia frattura alla mandibola».

Il giovane siciliano ha deciso di denunciare tutto ai carabinieri della compagnia Oltre Dora: «Erano le 2 e mezza di notte, ho passato la serata alle “Panche” di via Reggio con un’amica – ha messo nero su bianco nella querela –. Volevamo andare a mangiare qualcosa in un locale di via Catania, sapendo che fanno cucina meridionale. Ma non ricordavamo la strada, così abbiamo chiesto informazioni a quel gruppo». Quella richiesta avrebbe scatenato l'insulto. «Abbiamo detto di essere siciliani e uno di loro ha iniziato a dire che siamo “ignoranti” e “analfabeti”. Io sono stato al gioco e gli ho detto che probabilmente anche lui aveva origini meridionali, come tantissimi torinesi. Infatti mi ha risposto che i suoi nonni erano di Cerignola mentre un altro ha aggiunto di avere origini campane e romene». Il pestaggio si è consumato pochi secondi dopo: «Dopo che ho ripreso i sensi, mi sono ritrovato in un lago di sangue. Sono arrivati prima gli addetti alla sicurezza delle Panche, poi i carabinieri e l’ambulanza. Mi hanno portato all’ospedale Maria Vittoria e mi hanno messo otto punti in testa».

Ma dopo qualche giorno ha scoperto di avere una frattura.: «Dopo cinque giorni, avevo ancora male e sono andato alle Molinette: mi hanno diagnosticato la doppia frattura alla mandibola, sono stato operato. Ora mi sto riprendendo ma provo tanta rabbia: all’inizio ho detto ai miei genitori che ero caduto dalla bici perché non volevo che si preoccupassero. Poi ho raccontato tutto: mio padre è un uomo forte, non l’avevo mai visto così abbattuto. Non aveva la forza di parlare». Roberto è ancora sotto shock. Non poteva credere di poter essere discriminato per le sue origini siciliane. «Non mi era mai capitato niente del genere. Io amo questa città, la trovo bellissima e nessuno mi ha mai fatto pesare le mie origini siciliane. Non mi aspettavo una simile aggressività. Non so se c’entri davvero il razzismo o se fossero solo dei ragazzi incattiviti e vogliosi di menare le mani. Di certo io sto passando un periodo d’inferno - racconta ancora a La Repubblica - mentre loro sono tranquilli e probabilmente si stanno anche vantando di quello che mi hanno fatto». Ora la speranza è che i carabinieri possano identificare i picchiatori-razzisti. E che magari ci sia anche l'intervento istituzionale di solidarietà verso l'impiegato agrigentino