Verso il ballottaggio
Scontro ad Agrigento: azioni in cannabis, pensioni d'oro e la polemica "in odor di mafia" che infiamma la campagna
Il parlamentare Messina accusa il candidato sindaco Sodano su acquisto di azioni "sospette" e parentele scomode
Le azioni di un'azienda che produce cannabis terapeutica. Il nipote del dirigente con la pensione d'oro. La figlia dell'imprenditore “in odor di mafia”. Sono gli ingredienti dell'invettiva via Facebook del deputato nazionale ex Fdi Manlio Messina contro il candidato sindaco di Agrigento Michele Sodano. Che sempre via social ribatte su tutti gli argomenti e contrattacca: «Questa è macchina del fango». È l'ultima puntata di una campagna elettorale per le amministrative all'ombra dei templi. Una sfida, quella tra Sodano e Dino Alonge, il primo appoggiato da Ismaele La Vardera e dal centrosinistra, il secondo da Fdi, Mpa e Forza Italia, che ha assunto toni aspri anche per il peso della partita. Un peso dovuto alle spaccature del centrodestra, diventate un tema in grado, stando alle parole degli autonomisti, di mettere in discussione la tenuta stessa del governo di Renato Schifani.
Martedì sera, in una diretta molto dura, Messina ha attaccato Sodano sostanzialmente su tre questioni. La prima, riguarda l'acquisto, da parte dell'allora deputato nazionale del M5S, di azioni di un'azienda, la “Aurora Cannabis” che aveva sede in Canada. Dove starebbero le ombre? Nel fatto che qualche mese dopo, Sodano, da deputato, avrebbe promosso l'approvazione di un disegno di legge favorevole alle aziende che producono Cannabis. «Quello è il suo unico atto in cinque anni di mandato», affonda Messina. Ma nell'attacco del parlamentare ex Fdi finiscono anche due candidati al consiglio comunale. Il primo è Giovanni Crosta: «È il nipote di Felice Crosta - dice Messina - che grazie a incarichi voluti da Cuffaro, ha ottenuto una pensione da 460mila euro annui, poi dimezzati. È questo il cambiamento? Il nipote dell'uomo di Cuffaro?». L'altro nome è quello di Maria Micciché: «Sodano e La Vardera fanno le pulci agli altri candidati e poi mettono in lista la figlia di Giovanni Miccichè - prosegue Messina - che insieme al suo socio ha fondato un'impresa di costruzione finita nei racconti dei pentiti di mafia, secondo cui gli appalti ottenuti venivano pilotati dalla mafia, in particolare da Giovanni Brusca. Nessuno - aggiunge Messina - mi ha raccontato che Maria Miccichè abbia mai rinnegato il padre, anzi ha anche usufruito della sua eredità, un'eredità sporca del sangue delle vittime di mafia». Non manca un attacco a La Vardera: «Chiedi le dimissioni da consiglieri di queste persone, o sei come gli altri». Messina ha annunciato poi che invierà gli atti alle autorità competenti.
Sodano ha replicato con un lungo post su Facebook: «Smontiamo la macchina del fango», esordisce il candidato di Controcorrente che poi passa in rassegna le accuse. A proposito dell'emendamento a favore dell'azienda che produce cannabis, «non ho mai intrattenuto nessun rapporto, è quotata nella borsa americana e io nel 2020 ho comprato 100 azioni sulla mia piattaforma di home banking per supportare un settore che dona terapia e sollievo a milioni di malati di gravi patologie». La mia proposta di legge? prevedeva l'autocoltivazione, ossia la possibilità di coltivare in casa. Come può una legge, frutto di un lungo percorso con la società civile e associazioni antimafia, agevolare il business di un'azienda canadese che opera in un settore, quello sanitario, peraltro già normato in Italia dal decreto ministeriale del 9 novembre 2015? Gli unici ad aver beneficiato dei soldi della cannabis - aggiungerà poco sotto - sono stati quelli di Fratelli d'Italia. Tra gli sponsor della campagna elettorale del 2018, con 200 mila euro, figura proprio una multinazionale entrata nel business legale della cannabis in Canada, la Southern Glazer's. Su Crosta, invece, «ci dispiace di aver dato un dispiacere allo zio, perché il nipote, anziché rimanere negli ambienti vicini alla Dc, abbia scelto di andare Controcorrente». Infine, il caso della figlia dell'imprenditore edile Miccichè, che non avrebbe avuto più rapporti col padre «da quando lo stesso ha costituito un nuovo nucleo familiare con altri tre figli e lei aveva l'età di dodici anni». Riguardo ai «soldi sporchi», l'unica cosa ereditata è stata una cartella esattoriale con un debito milionario.
Ma l'impressione è che non sia finita qui. Messina, infatti, promette altre rivelazioni e mostra alcuni fogli accartocciati: sarebbero le diffide presentate nei suoi confronti dai legali di La Vardera.