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la sentenza

Negligenza in corsia: l'Asp di Agrigento condannata per la morte di un ex dipendente

Dopo un calvario di 16 giorni e il trasferimento a Sciacca, il settantenne perse la vita per un'infezione non diagnosticata. Accolto il ricorso dei familiari assistiti dall'avvocato Giuseppe Incardona

04 Giugno 2026, 09:52

10:00

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Un verdetto che mette fine a una dolorosa vicenda giudiziaria e umana, restituendo una verità amara ai familiari della vittima. Il tribunale di Agrigento ha riconosciuto la responsabilità sanitaria dell'Azienda sanitaria provinciale (Asp) per il decesso di Ernesto Celauro, un pensionato di settant'anni che per quasi tre decenni aveva lavorato all'interno dell'ospedale Barone Lombardo di Canicattì, la stessa struttura in cui ha trovato la morte a causa di una catena di fatali omissioni.

Il giudice Luigi Vivacqua, accogliendo integralmente le istanze dei parenti del settantenne – scomparso alla fine del 2017 –, ha condannato l'ente pubblico al risarcimento dei danni in favore della moglie e della figlia della vittima, assistite in sede legale dall'avvocato Giuseppe Incardona del foro di Palermo.

Il nesso di causalità e la "condotta censurabile"

Le motivazioni della sentenza non lasciano spazio a dubbi interpretativi e ricostruiscono con durezza l'operato dei medici in servizio nel reparto di chirurgia generale del nosocomio canicattinese.

«Sussiste un nesso di causalità tra il decesso di Ernesto Celauro e la condotta posta in essere dal personale sanitario dell’unità operativa di Chirurgia generale dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì», si legge nel provvedimento del magistrato.

Una condotta professionale definita esplicitamente «censurabile» per aver messo in atto un comportamento negligente e imperito. L'équipe medica, in sostanza, non è stata in grado di individuare tempestivamente la causa del violento processo infettivo che stava devastando l'organismo del paziente, scatenato da una verosimile perforazione in acuto di un organo e da una grave appendicite.

Quella Tac mai eseguita

Celauro si era presentato al pronto soccorso dell'ospedale dopo aver accusato un improvviso malore. Nonostante il successivo ricovero e il quadro clinico critico, il pensionato venne privato degli accertamenti diagnostici più elementari per quel tipo di sintomi.

Il giudice Vivacqua ha sottolineato come l'uomo non sia mai stato sottoposto a esami strumentali decisivi, come ad esempio una Tac, la quale – scrive testualmente il magistrato – «avrebbe potuto accertare la presenza della raccolta e la sua evoluzione». Di conseguenza, per il tribunale la morte dell'anziano è direttamente ed esclusivamente da addebitare alla mancata esecuzione di tali accertamenti diagnostico-strumentali.

Il drammatico calvario e il risarcimento

Un atteggiamento inspiegabilmente passivo da parte dei camici bianchi. L'avvocato Giuseppe Incardona ha parlato di un vero e proprio «comportamento attendista» che, giorno dopo giorno, ha aggravato irrimediabilmente le condizioni del settantenne.

Quando i medici si sono resi conto della gravità della situazione, è scattato il trasferimento d'urgenza da Canicattì all'ospedale di Sciacca. Un disperato tentativo di rimediare all'errore che si è rivelato purtroppo inutile: dopo complessivi sedici giorni di agonia in ricovero, il cuore di Ernesto Celauro ha smesso di battere. A distanza di anni, la giustizia civile ha stabilito che quel lutto si poteva e si doveva evitare: spetterà adesso all'Asp di Agrigento quantificare e liquidare il pesante danno parentale provocato ai familiari.