corruzione
Le reazioni allo scandalo Cefpas, Barbagallo: «Il centrodestra gestisce la Regione come comitato d’affari». Cgil: «Si commissari l'ente»
Il centro regionale di formazione in Sicilia al centro dell'inchiesta della procura di Caltanissetta
Immediate le reazioni al nuovo scandalo che ha investito il Cefpas, importante centro regionale di formazione in Sicilia.
«Quello di oggi è l’ennesimo scandalo che riguarda un parlamentare regionale di centrodestra e conferma purtroppo, che il centrodestra gestisce la Regione come un vero e proprio comitato d’affari. Restiamo garantisti ma l'indagine di oggi fotografa in modo chiaro e netto, ancora una volta in questa legislatura, un metodo di costruzione del consenso da parte del centrodestra in Sicilia: un metodo conclamato basato sulla logica del favore, dello scambio, della clientela senza nessuna considerazione né per il bene comune né per l'uso dei soldi pubblici.» Così il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, dopo l’indagine per corruzione al Cefpas e la richiesta di arresto chiesta anche per un deputato regionale.
«Lo avevamo detto in tempi non sospetti. Il Pd lo aveva denunciato – prosegue - e contestato da tempo che le cose al Cefpas non andavano bene. Lo avevamo fatto in aula a Palazzo dei Normanni e con un esposto specifico a firma dell'onorevole di Pasquale presso la procura della Repubblica. È ora, a questo punto, che Schifani – conclude - tragga finalmente le dovute conseguenze, rimetta il mandato, liberi la Sicilia e dia la parola agli elettori.»
La Cgil e la Fp Cgil Sicilia chiedono il «commissariamento del Cepfas e di tutti gli enti regionali in cui sono emerse opacità sia per denunce da soggetti vari che per procedimenti giudiziari aperti».
«La vicenda Cepfas - dicono il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino e il segretario generale della Fp Sicilia Francesco Fucile - è uno dei tanti casi di malagestione associata a un uso di un ente pubblico o a partecipazione pubblica a scopo di clientela e di voto di scambio. Ed è anche uno dei tanti casi di sottovalutazione o peggio colpevole accondiscendenza da parte della politica».
Al Cepfas sono stase eseguite diverse perquisizioni e proprio stamani sono stati notificati dalla procura di Caltanissetta otto avvisi a comparire, uno dei quali a un deputato regionale.
«Mannino e Fucile rilevano che tutti gli elementi oggi sotto la lente di ingrandimento nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria avviata nel 2023 si ritrovano nelle denunce della Cgil e della Funzione pubblica di Caltanissetta a partire dal 2022. Il governo poteva cioè già intervenire per smantellare il sistema, ma non l’ha fatto e c’è voluto l’intervento della magistratura per scoperchiare la pentola».
«Questa vicenda - aggiungono - è dunque l’ennesimo tassello di un sistema politico-clientelare diffuso, duro a morire che piega a interessi particolari anche enti con importanti funzioni strumentali. Uno dei tanti casi in cui enti deputati a svolgere funzioni importanti per la collettività vengono utilizzati per sostenere gli interessi particolati del sistema politico-clientelare. Noi riteniamo che il minimo che il governo fare ora, di fronte alla tempesta che sta investendo il Cepfas, - sottolineano Mannino e Fucile - è avviare subito il confronto con i sindacati per un riordino complessivo degli enti a partecipazione regionale, finalizzato a dare trasparenza, efficienza e a sbattere fuori dal sistema le clientele e chi le foraggia».
«Mannino e Fucile ricordano che le innumerevoli denunce pubbliche fatte dalla Cgil, le richieste di accesso agli atti e le battaglie sindacali volte a ripristinare la legalità e il buon andamento amministrativo al Cepfas. Legalità violata su più fronti - rilevano - non solo su quello dei concorsi. Queste battaglie - affermano i due esponenti sindacali - sono state portate avanti da Cgil e Fp in perfetta solitudine trovandosi di fronte il muro dell’indifferenza, del silenzio da parte delle istituzioni regionali alle quali veniva chiesto di fare chiarezza e di intervenire. Confidiamo adesso nell’azione della magistratura - concludono - ma la vicenda non può fermarsi qui in attesa di una nuova inchiesta. La politica è tenuta a dare risposte a una collettività che chiede trasparenza, legalità, diritti e una buona gestione della cosa pubblica».
