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L'opera

San Cristoforo, si lavora al murales per i "quattro picciriddi" uccisi 50 anni fa dalla mafia

Verrà realizzato sulla facciata della "Città dei ragazzi" in via Gramignani. Marco Barbarossa: «Inaugurazione il 7 luglio». Bob Liuzzo: «Ci sarà anche un'opera di design condiviso con i bambini»

05 Giugno 2026, 11:01

San Cristoforo, si lavora al murales per i "quattro picciriddi" uccisi 50 anni fa dalla mafia

Era il 7 luglio del 1976, e quel giorno a Catania è ricordato come la strage dei ragazzi. Dei "picciriddi", per la precisione: perché le quattro vittime, tutte di età compresa tra i 13 e i 15 anni, sono poco più che bambini: Giovanni La Greca, Riccardo Cristaldi, Lorenzo Pace e Benedetto Zuccaro. Uno di loro, si narra, aveva scippato la madre di Nitto Santapaola, proprio a San Cristoforo, il quartiere centro del suo potere criminale. Saranno uccisi e gettati in un pozzo. Marco Barbarossa, gestore della storica "Città dei Ragazzi" di via Gramignani, nella zona degli Angeli Custodi, proprio all'indomani della morte del capo assoluto di Cosa Nostra catanese - che poi non fu considerato responsabile processualmente delle uccisioni, anche se le responsabilità della famiglia mafiosa da lui guidata non sono mai state messe in dubbio - aveva rilanciato un appuntamento: la realizzazione, per il 50esimo anniversario di quella strage, di un grande murales proprio nella facciata dell'istituto.

Un istituto storico la "Città di Ragazzi", che mezzo secolo fa era già attivo, fondato negli anni '50 da monsignor Santo D'Arrigo, e il murales rappresenterà la memoria di un quartiere che non è stato solo Santapaola: «In giorni come questo, noi preferiamo ricordare non tanto la morte di un boss, ma tutte le vittime della della mafia, della criminalità organizzata, spesso innocenti. Un po' come la storia dei quattro picciriddi», aveva detto il giovane operatore sociale lo scorso 4 marzo, dopo la morte del boss. Che anticipa: «Lo inaugureremo ufficialmente il 7 luglio, che è anche l'anniversario della sottoscrizione del Patto Educativo San Cristoforo, alla presenza delle autorità, tra cui il presidente dell'Ars Gaetano Galvagno: il progetto è finanziato dalla Fondazione Federico II».

In avvicinamento a quella storica data il progetto artistico prende forma: «In questi giorni si stanno realizzando i disegni preparatori. Lavoreremo ancora tutto oggi e riprenderemo il 15 giugno. Poi quattro artisti realizzeranno ognuno un'opera in ricordo», spiega. A questa "opera di legalità", che avrà in alto una scritta "siamo solo picciriddi" lavoreranno streetartist di fama come Antonio Anc Barbagallo, Marinella Riccobene, Luka Skore e Chiara Abramo. E a coordinare l'intervento c'è Bob Liuzzo, graphic designer e direttore artistico del progetto: «Il filo conduttore sono i quattro colori simbolo della città: rosso, bianco, rosso e nero. Sono gli stessi che sono utilizzati nel simbolo indipoendente che con WeCatania ho donato alla città e liberamente utilizzabile. Ogni artista quindi realizzerà l'opera basata su quel colore, secondo la sua sensibilità». Liuzzo racconta non solo l'entusiasmo per questa collaborazione con una istituzione storica come "Città dei ragazzi", ma anche un progetto che affiancherà la grande opera: «Si chiama "muro del piatto", ed è una operazione di design condiviso: abbiamo chiesto a bambini, adulti, giovani e anziani del quartiere di prendere un semplice piatto di ceramica bianco e disegnare sopra. Unica richiesta: utilizzare i quattro colori». La parete verrà quindi riempita da centinaia di queste piccole opere che «inizialmente, avevamo previsto fossero circa 200. Ma già adesso abbiamo superato quota 800: si sono uniti, tra gli altri, artisti americani, l'accademia Belle Arti di Udine, altri da Milano: anche queste opere inviate ricopriranno la facciata».

Nei mesi scorsi Barbarossa aveva diffuso una prima elaborazione grafica del progetto artistico, che rappresentava i volti di questi "picciriddi" uccisi. «Ma l'opera finale - conclude - sarà qualcosa di molto diverso». Per vederla non resta che attendere il 7 luglio prossimo.