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L’operazione

Dalla Spagna fino alla Sicilia con l’auto imbottita di cocaina: così i tre narcos sono finiti in trappola

I tre corrieri sono stati pedinati in Calabria e poi bloccati sul traghetto. L’alibi del viaggio turistico per due di loro non ha retto davanti al gip.

06 Giugno 2026, 07:00

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Dalla Spagna fino alla Sicilia con l’auto imbottita di cocaina: così i tre narcos sono finiti in trappola

Una vacanza a Barcellona con una coppia di amici fidati. Ma era solo una copertura. Tre lentinesi, Antonio Marino di 37 anni, Cirino Carmeci di 21 e Shakira Torrisi di 23, hanno affrontato un lungo viaggio in macchina dalla Sicilia alla Spagna non per godere delle meraviglie della città catalana ma per tutt’altro scopo. E cioè caricare un’ingente partita di cocaina. Precisamente 13 chili suddivisi in 12 panetti che sono stati “stipati” in alcuni vani ricavati negli sportelli posteriori della Fiat Punto nera presa a noleggio a Carlentini.

La squadra mobile di Catania ha avuto una soffiata e il giorno in cui era previsto il rientro del terzetto ha organizzato un’attività di pedinamento sulla A2 del Mediterraneo, la Salerno-Reggio Calabria per intenderci. Le informazioni erano molto dettagliate: tre persone a bordo di un’utilitaria scura. L’attesa non è durata molto: alle 8,38 del mattino del 31 maggio gli investigatori hanno avvistato la Fiat Punto all’altezza dello svincolo autostradale di Palmi. La direzione era chiaramente il porto di Villa San Giovanni, per imbarcarsi sul traghetto e attraversare lo Stretto di Messina.

Mantenendo le distanze di sicurezza i poliziotti hanno pedinato la Fiat Punto fino allo scalo portuale. Stranamente però la macchina si è fermata prima: uno dei tre infatti è sceso dall’auto ed è salito sul traghetto a piedi. Gli agenti della mobile hanno seguito i movimenti di Marino, che una volta arrivato sul ponte della nave ha preso il telefono e ha fatto una telefonata. Contestualmente anche Torrisi, al volante dell’auto, ha ricevuto una chiamata al cellulare e ha risposto. Pochi minuti dopo la Fiat Punto è salita a bordo del traghetto. I poliziotti hanno seguito il comportamento dei due uomini e della donna, che hanno girato attorno alla macchina durante la traversata con fin troppa attenzione. Quasi in modo maniacale. Marino ha capito, a un certo punto, di essere stato scoperto. Gli investigatori, quindi, hanno deciso di entrare in azione e hanno bloccato il terzetto. Marino ha immediatamente ammesso di viaggiare con la coppia composta da Carmeci e Torrisi. Quest’ultima ha raccontato di vivere con il compagno da soli tre mesi e di aver accettato di fare questo viaggio spagnolo. I poliziotti si sono accorti della strana usura dei bulloni degli sportelli posteriori, quindi hanno invitato i tre a seguirli fino alla questura di Catania. Ad aspettarli al viale Ulisse c’era anche un cane antidroga.

La perquisizione è cominciata immediatamente: nel bagagliaio della macchina hanno trovato una targa con la scritta “Barcellona”. Nella valigia di Marino invece hanno rinvenuto una tuta sportiva della squadra del Barcellona, un abito per una bimba e le nacchere. Il tempo per comprare dei regali spagnoli da donare ai familiari il narcotrafficante lo aveva avuto, quindi. Al momento di smontare i pannelli dei due sportelli posteriori, gli investigatori della squadra mobile hanno rinvenuto, abilmente occultati, 12 panetti di cocaina (la conferma che fosse droga è arrivata dal narcotest) per un peso di 13 chili e 405 grammi. I poliziotti hanno quindi proceduto all’arresto dei tre e al sequestro di cinque telefonini.

Nel corso dell’udienza di convalida Marino si è avvalso della facoltà di non rispondere. Invece Torrisi e Carmeci (difeso dall’avvocato Carmelo Speranza) hanno argomentato i quesiti posti dal gip Stefano Montoneri. La donna, a cui era stato intestato il contratto di noleggio della Fiat Punto, ha spiegato di essere tornata da un viaggio turistico. Visita alla Sagrada Familia, passeggiate sulle Ramblas. Il fidanzato invece ha parlato di cene al fast food e momenti di relax nei coffee shop. L’unica cosa in comune nelle dichiarazioni (con parecchie criticità, secondo il gip) è il fatto che Marino, una volta arrivati a Barcellona, avrebbe sbrigato faccende e questioni personali. Un elemento che ha rafforzato il materiale probatorio a carico dei tre, che per il giudice sono stati complici e consapevoli del trasporto dell’ingente quantitativo di cocaina. «Si tratta di soggetti inseriti in un segmento logistico della filiera dello stupefacente», scrive il gip nell’ordinanza con cui ha disposto l’arresto per Marino e l’obbligo di dimora per Carmeci e Torrisi. Il giudice ha fatto i calcoli: i 13 chili di cocaina, senza considerare il taglio delle dosi, avrebbe fruttato al dettaglio oltre un milione di euro. Questo dato «presuppone rapporti» con il mondo internazionale del narcotraffico che non sono compatibili con condotte «isolate ed episodiche». Ed ora spetta agli investigatori della squadra mobile, anche attraverso l’analisi dei cellulari che hanno in mano, scoprire chi erano i fornitori a Barcellona.

Da quello che è emerso nelle ultime inchieste non è detto che siano trafficanti spagnoli. Potrebbero anche essere siciliani che hanno deciso di investire nella vendita di droga all’ingrosso. Forse importata dai cartelli sudamericani.