contenzioso
I milioni dell’acqua dividono gli ex alleati di Aretusacque
I sindaci che hanno sostenuto il gestore unico ora contestano competenze e risorse sui lavori finanziati con i fondi Cipess. Si cerca un accordo per evitare uno scontro legale
Se l’acqua dai rubinetti fosse potabile, ci si potrebbe mettere comodi a sorseggiarla mandando giù popcorn, e godersi lo spettacolo dell’ultima frontiera dei possibili contenziosi attorno alla vicenda del servizio idrico. Tra i Comuni contrapposti al gestore unico, Aretusacque, infatti, in tema di competenze e finanziamenti, stavolta potrebbero esserci anche quelli di sindaci che sono stati tra i maggiori sponsor del gestore unico, contribuendo pure alla nomina dei componenti dell’organo di rappresentanza pubblica, Consiglio di sorveglianza.
Il tema, che riguarda i Comuni di Ferla, Melilli e Sortino, è capire di chi sia la competenza dei lavori finanziati con i fondi Cipess: per essi è stata stipulata, a suo tempo, una convenzione con l’Ati, prima della costituzione di Aretusacque. Quindi il dilemma è: quei soldi, ora che il gestore unico c’è, sono ancora nella disponibilità dei Comuni, che possono dunque mettere a gara gli interventi e realizzarli, o devono girarli ad Aretusacque? Se lo sono posti i sindaci in assemblea, alla presenza del consulente legale Agatino Cariola. E anche se ancora non sono arrivati a un approdo definitivo, ma hanno chiesto al legale di “studiare una proposta di accordo da sottoporre” ad Aretusacque, la bilancia legale non sembra pendere dalla parte dei Comuni.
Un esempio può aiutare a capire: i fondi per la realizzazione del pezzo di rete idrica in via Trapani, a Siracusa, hanno la stessa origine: nel 2022 il Comune stipulò la convenzione con Ati per assicurarsene la disponibilità, vista l’assenza di un gestore unico. Ma in quella circostanza i tempi erano oggettivamente molto lunghi, affinché l’affidamento ad Aretusacque avvenisse. In questo caso, come ha fatto notare lo stesso sindaco Francesco Italia, da presidente dell’Ati nell’ultima assemblea che ha affrontato la questione: «Non si può ignorare l’esistenza di Aretusacque, già al momento della stipula delle convenzioni», con il socio privato Acea già designato quale aggiudicatario “sin dal gennaio 2025”.
Secondo il verbale di seduta, Italia ha concluso: «Le convenzioni sembrerebbe avessero una natura e un carattere transitorio, ossia fino a quando l’Ati non fosse entrata a regime». Il parere redatto prima dell’incontro dal consulente legale Cariola propendeva, nonostante la sottoscrizione delle convenzioni tra l’Ati e i Comuni fosse anteriore alla convenzione che ha incoronato Aretusacque, per il diritto di esecuzione a quest’ultima dei “lavori rientranti nell’alveo del Piano d’Ambito messo a gara”. Da qui la necessità di un’interlocuzione col gestore «che legittimamente si attende di dover eseguire i lavori», pena «ricorrere nelle sedi opportune per contestare eventuali prese di posizione non condivise». La palla passa a Aretusacque, che difficilmente rinuncerà a quelle somme.