I dati
Lavoro nero e caporalato, un'economia sommersa da 77 miliardi di euro. In Sicilia il 6,4% dei lavoratori sarebbe irregolare
Se storicamente il fenomeno è stato associato alle regioni meridionali, oggi il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord
In Italia il lavoro nero continua a essere una realtà economica di dimensioni rilevanti. Da un’analisi della Cgia su dati Istat riferiti al 2023, il volume d’affari generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro all’anno di cui 27,5 nel Mezzogiorno, 19,4 nel Nordovest, 16,5 nel Centro e 13,7 nel Nordest. Il 35,7% di questa ricchezza è dunque prodotta irregolarmente e si concentra nel Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più alta di lavoratori coinvolti su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari.
Se storicamente il fenomeno è stato associato alle regioni meridionali, oggi il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord. I 2,6 milioni di occupati irregolari presenti in Italia che esercitano un’attività lavorativa in palese violazione delle norme tributarie, contributive e di sicurezza nei luoghi di lavoro, «provocano» un tasso di irregolarità del 10 per cento. Nel settore delle attività di famiglie come datori di lavoro (colf e badanti) si «annida» il maggior numero di irregolari, evidenzia la Cgia: precisamente poco più di 615mila unità che danno luogo a un tasso di irregolarità di questo settore pari al 48,8%. L’agricoltura poi presenta un tasso di irregolarità del 20,8% (196.100 persone), le attività artistiche (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.) con il 20,3% (225.300 irregolari) e alloggio e ristorazione con il 14,4% (261.200).
Se misuriamo la propensione al "nero" delle regioni, vale a dire l’incidenza percentuale dell’ammontare riconducibile al valore aggiunto del lavoro irregolare sul valore aggiunto totale regionale, la quota più elevata, pari all’8,3%, interessa la Calabria. Seguono la Campania con il 7%, la Sicilia con il 6,4% e la Puglia con il 6,3%. La media nazionale è del 4%. Dei 2.608.600 occupati non regolari stimati in Italia dall’Istat, 979.500 sono nel Mezzogiorno, 634.000 nel Nordovest, 572.300 nel Centro e 422.800 nel Nordest.
Se si calcola il tasso di irregolarità, dato dal rapporto tra il numero degli irregolari e il totale occupati per regione, la presenza più rilevante è sempre nel Sud e, specie, in Calabria (17,9%), poi la Campania (14,4%) e la Sicilia (14%). Il dato medio Italia è del 10%. Fenomeni di sfruttamento/caporalato ai danni degli immigrati sono presenti da molti decenni nell’Agro Pontino (LT), nell’Agro nocerino-sarnese (SA), a Villa Literno (CE), nell’area della Capitanata (FG) e nella Piana di Gioia Tauro (RC).
Senza contare che da almeno 20 anni decine di casi sono stati scoperti anche nelle aree agricole del Nord, specie in Piemonte, in Lombardia, in Veneto e in Emilia Romagna. Da alcuni anni l’Italia ha recepito la Direttiva europea 2019/633] contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare e ha introdotto specifiche limitazioni alle vendite sottocosto.