grido d'allarme
Crisi idrica Agrigento, la Cna attacca Aica: "Autobotti in ritardo di otto giorni, aziende pronte alla protesta"
Il presidente Di Natale e il segretario Spoto chiedono soluzioni strutturali: "L'inverno è stato piovoso, eppure siamo a secco. Rischiamo il crollo dell'occupazione"
Un paradosso inaccettabile che rischia di desertificare il già fragile tessuto produttivo della provincia. Nonostante una stagione invernale caratterizzata da abbondanti piogge, Agrigento e il suo territorio si ritrovano a fare i conti con una crisi idrica senza precedenti. Una vera e propria emergenza che ha spinto i vertici della Cna Territoriale (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa) a farsi portavoce della rabbia e dello sconforto di decine di imprenditori, costretti a fare i conti con rubinetti a secco e turni di erogazione biblici.
Il quadro tracciato dall'associazione di categoria descrive una situazione drammatica, in cui la carenza del servizio essenziale si traduce direttamente in perdite economiche e ore di cassa integrazione. Molte attività produttive del territorio, che dipendono dall'acqua per completare i propri cicli di lavorazione, si sono viste costrette a ridurre le giornate lavorative. Una scelta drastica che rischia di avere ripercussioni immediate sia sulla tenuta dei bilanci aziendali, sia sui livelli occupazionali locali.
«È inaccettabile che ci si ritrovi in questa situazione dopo un inverno così piovoso», dichiarano in una nota congiunta il presidente provinciale di Cna, Francesco Di Natale, e il segretario Claudio Spoto. I vertici dell'organizzazione guardano con prudente ottimismo alle rassicurazioni per il mese in corso, che dovrebbe vedere una parziale normalizzazione dei volumi distribuiti, ma avvertono: «Occorre che l’intervento non sia un semplice tampone, ma venga esteso ai mesi successivi. Bisogna evitare di acuire ulteriormente il malessere tra gli operatori economici».
Se la situazione provinciale è critica, nella città capoluogo si sfiora il collasso. Nel mirino della Cna è finita la gestione dei servizi alternativi di approvvigionamento da parte del gestore idrico Aica. A denunciare i ritardi più pesanti è Lillo Abbate, presidente della Cna di Agrigento e portavoce del comparto Tintolavanderie, uno dei settori più colpiti dall'emergenza.
«A fronte di una erogazione idrica limitata – tuona Abbate – non corrisponde un servizio alternativo efficace e tempestivo da parte di Aica. Tra la prenotazione e l’arrivo delle autobotti intercorre un lasso temporale non accettabile. Ci sono titolari di attività che, a distanza di ben otto giorni dalla segnalazione, non hanno ancora ricevuto il rifornimento richiesto». Il risultato? Serrande abbassate, commesse rifiutate e clienti mandati via. Di qui la domanda provocatoria dell'associazione: «Chi risarcirà adesso questi danni subiti?».
La Cna conclude lanciando un appello accorato alle istituzioni e agli enti competenti affinché si ponga un rimedio strutturale a una vicenda definita «incredibile». L'associazione ha già annunciato un monitoraggio costante e si dice pronta, insieme alle aziende associate, a valutare ogni iniziativa utile — comprese eventuali azioni legali o di protesta — a tutela del tessuto socio-economico agrigentino.