il caso
«Da tre settimane senz’acqua, non posso lavare mio figlio disabile»
Il grido d'allarme di una mamma residente in via Roma a S. Giovanni La Punta. Il sindaco Brancato: «Stiamo cercando di risolvere il problema»
«Non posso lavare mio figlio da tre settimane. Senza acqua, la nostra vita è diventata un incubo quotidiano, un’umiliazione che non meritiamo». Inizia con questo grido di dolore, intriso di stanchezza e dignità ferita, l’appello di una madre residente in via Roma.
Una frase che gela il sangue e accende i riflettori su una realtà fatta di barriere invisibili ma insormontabili: la mancanza di un bene primario in una casa dove vive un bambino con disabilità. Per questa famiglia, l’assenza di acqua non è solo un disagio, ma una negazione dei diritti fondamentali alla cura e all’igiene. A raccogliere questo disperato grido d’aiuto è stata la consigliera comunale Antonella Riccobene. Colpita dalla gravità della situazione, la consigliera si è subito attivata, facendo da ponte tra la sofferenza della madre e le istituzioni. «È un’emergenza umana prima che tecnica», ha sottolineato Riccobene, che ha provveduto a segnalare il caso con estrema urgenza sia alla società idrica che al primo cittadino. Il sindaco Mario Brancato, insieme al comandante della polizia locale, Massimo Palesi, ha risposto prontamente, assicurando che l’amministrazione è già sul pezzo. «Siamo a conoscenza del problema - ha spiegato il sindaco - già nei giorni scorsi abbiamo inviato una squadra della società idrica. Dai rilievi è emerso che l’acqua arriva regolarmente al contatore, ma il problema è la pressione: il flusso fatica a risalire fino al primo piano, dove si trova la vasca necessaria per il bambino».
La situazione è complessa: anche l’invio di un’autobotte è stato valutato, ma risulterebbe pericoloso per la sicurezza strutturale rifornire la vasca in quel modo. Tuttavia, non si demorde. «Domani (oggi, ndc) - aggiunge il sindaco Brancato - invierò nuovamente i tecnici della società idrica per un sopralluogo risolutivo. Dobbiamo capire come forzare questo ostacolo tecnico e restituire dignità a questa famiglia».