corte dei miracoli
"Ora lo levo e ci metto a tuo cognato": le nomine pilotate nella Fondazione Agrigento 2025
Nelle carte dei pm nisseni il patto tra Gallo e il direttore del Cefpas Sanfilippo: forzare le dimissioni di un consigliere per inserire un parente ai vertici dell'ente culturale
Non soltanto l’Asp e il Cefpas nisseno: secondo gli inquirenti, le ambizioni della rete politico-imprenditoriale riconducibile al deputato regionale Riccardo Gallo si sarebbero estese fino alla punta di diamante del territorio, “Agrigento Capitale della Cultura 2025”.
Dalle attività d’indagine della Squadra Mobile di Caltanissetta e della Procura nissena emerge che il progetto non veniva percepito come occasione di risveglio civico, bensì come una posta da spartire per consolidare consenso e collocare figure di fiducia. L’interesse, tanto economico quanto politico, è esplicitato in un’intercettazione di Gioacchino Pontillo, considerato il braccio destro del parlamentare di Forza Italia.
Pontillo descrive Agrigento come una città “sul punto di decollare”, immaginando filmati promozionali e un indotto paragonabile a quello di Taormina. Di fronte a una prospettiva ritenuta milionaria, la linea che emerge è netta: Gallo deve assumere la “titolarità” dell’operazione, per poterne indirizzare leve e ricadute.
Per raggiungere tale obiettivo, il deputato agrigentino avrebbe concepito un disegno volto a inserirsi nella Fondazione “Agrigento Cultura 2025”. In un colloquio con Roberto Sanfilippo, direttore del Cefpas, Gallo illustra la propria strategia: rimuovere un avvocato dal Consiglio di amministrazione della Fondazione (Nino Cremona, ndr) e sostituirlo con Carmelo Restivo, cognato di Sanfilippo. Il politico, con toni perentori, rassicura l’interlocutore sulle mosse imminenti: “Minchia ora u levu e ci mettu a tò cugnatu!”.
Un riscontro oggettivo alle intenzioni delineate giunge nel luglio 2024, quando l’avvocato Antonio Maria Cremona — storico ex difensore dello stesso Gallo Afflitto — presenta le dimissioni dal Cda della Fondazione (le conversazioni criptate dagli investigatori risalgono a cinque mesi prima). Sebbene non risultino nomine ufficiali in favore di Restivo, successive intercettazioni indicano che il deputato gli avrebbe chiesto espressamente il curriculum, con l’intento di conferirgli un incarico di rilievo.

