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corte dei miracoli

L'ombra del sesso sui fondi del Cefpas ma Facciponte non ci sta: "Solo fango sul mio lavoro nel partito"

Le intercettazioni shock parlano di ragazze "bastardissime" e inviti a dormire fuori in cambio di incarichi pubblici. L'esponente di Forza Italia replica: "Non abbiamo mai usato le donne"

07 Giugno 2026, 23:41

23:50

L'ombra del sesso sui fondi del Cefpas ma Facciponte non ci sta: "Solo fango sul mio lavoro nel partito"

Da un lato le carte giudiziarie, che delineano un intreccio di favoritismi, fondi pubblici e giovani donne trattate come pedine; dall’altro la reazione furibonda del collaboratore di Riccardo Gallo che si dice vittima di una macchina del fango.

L’inchiesta “Corte dei Miracoli”, coordinata dai pm di Caltanissetta e dalla Squadra Mobile nissena, investe il cuore di Forza Italia nell’Agrigentino e punta i riflettori anche su Livio Facciponte, fotografo e coordinatore cittadino di Forza Italia Giovani a Canicattì che nell'inchiesta non risulta comunque tra le persone indagate. 

Facciponte viene dipinto dagli inquirenti come “una vera e propria pedina operativa” al servizio del deputato regionale Riccardo Gallo. Un quadro accusatorio che lo descrive addirittura e senza troppe metafore come il “recruiter” personale del politico agrigentino. Il diretto interessato, però, respinge ogni addebito e passa al contrattacco con un video sui social.

 

Le contestazioni sono relative alle consulenze fittizie al Cefpas e ai “servizi di accompagnamento”. Secondo l’accusa dei pm nisseni infatti, il meccanismo illecito prevedeva che Facciponte individuasse ragazze disponibili ad accompagnare Gallo nei suoi impegni, con compensi coperti da denaro pubblico. Lo schema, stando agli atti, si reggeva su consulenze fittizie al Cefpas, per importi fino a 10 mila euro, senza alcun reale obbligo lavorativo. L’unica prestazione pretesa sarebbe stata fornire “servizi di accompagnamento” funzionali alle esigenze personali del deputato. Nelle carte non è specificato ma l'ipotesi - che resta ipotesi - è esattamente quella che chi legge immagina.

Gli investigatori citano in particolare il caso di una giovane priva di requisiti adeguati, la cui pratica sarebbe stata immediatamente avviata dal direttore dell’ente, Roberto Sanfilippo. Sempre secondo l’impianto accusatorio, Gallo avrebbe ammesso davanti alla ragazza che il contratto fittizio serviva solo ad abbellire un “curriculum di m…”. Ma l’accordo economico, sostengono i pm nisseni, era condizionato alla disponibilità sessuale e di tempo dell’interessata.

A rafforzare il quadro le conversazioni captate dagli inquirenti. In una telefonata del 6 gennaio 2025, Gallo avrebbe impartito a Facciponte istruzioni minuziose su come orientare la giovane: il fotografo avrebbe dovuto suggerire alla ragazza di chiamare il deputato e manifestare il desiderio di “coricarsi con lui” e proporgli “due giorni fuori” per sedurlo. In questo schema, Facciponte - scrivono i pm - fungeva da emissario per verificarne la sottomissione (“mi segui o no?”); qualora la ragazza si fosse mostrata “pazza”, e cioè se si fosse opposta, sarebbe stata esclusa.

L’attività di “reclutamento” sarebbe stata continuativa. Il 25 novembre 2024, Facciponte, sempre secondo le carte dei pm nisseni, avrebbe segnalato al deputato una nuova donna per “quella cosa molto interessante”, descrivendola come “numero uno” e “bastardissima”. Gallo, da parte sua, avrebbe fissato requisiti fisici imprescindibili (“sì ma puru graziusa ni servi”), mentre Facciponte si sarebbe vantato delle proprie capacità di selezione, assicurando che le donne proposte “da questo punto di vista non peccavano”. In un crescendo di cinismo, mentre Facciponte lo rassicurava (“sto lavorando per te tantissimo”) e riconosceva che non stavano costruendo un partito ma “una squadra di calcio”, Gallo avrebbe replicato ridendo: “È un burdello”.

Facciponte però si difende: iscritto da due anni al gruppo politico di Gallo, respinge con sdegno l’intero impianto accusatorio. Parla di “calunnia assoluta” e di ricostruzioni “fantascientifiche”, elaborate per distruggere la sua credibilità e la sua carriera. Bolla come menzogne le notizie circolate su stampa e social circa l’organizzazione di “cast per scambiarci le donne”, definendole invenzioni di “poveri sofferenti” senza prospettive.

Si presenta, al contrario, come un sostenitore dei diritti delle donne. “Non ci siamo mai permessi di usare le donne, di scherzare con le donne”, afferma, rivendicando un lavoro costante per garantire maggiore rappresentanza femminile. Sostiene di essersi battuto perché alle militanti fossero assicurati più potere, forza e “spazio assoluto” in un partito che spesso lamentava una loro scarsa presenza. Facciponte inquadra l’affaire in una fase politica delicatissima, sostenendo che Forza Italia è “sotto attacco” per le vicende giudiziarie che coinvolgono i vertici. 

Facciponte annuncia battaglia legale e non mostra cedimenti. Dice di essere pronto a confutare ogni capo d’accusa “in tutte le sedi” e lancia una sfida pubblica ai detrattori. Il suo sfogo si chiude con un monito rabbioso: “Siete dei falsi, vi dovete solo ed esclusivamente vergognare. Andate davanti agli specchi e mettetevi le mani addosso voi stessi”.