Il fenomeno criminale
Il business illecito dell’oro rosso “chiude” le centraline di ricarica
I ladri di rame, tranciando i cavi, provocano un grave danno economico ma pure notevoli disagi ai possessori delle automobili elettriche
A secco. Stavolta non per mancanza di carburante ma per l’impossibilità di rifornire di energia le batterie delle auto. Il business illecito dell’oro rosso si è spostato dalle cabine elettriche alle colonnine di ricarica. In città è quasi impossibile trovare una centralina funzionante: i cavi, solitamente ce ne sono quattro ogni postazione, sono tranciati in modo evidente. Il fenomeno purtroppo è diffuso anche in provincia: dalla piana di Catania, fino al Calatino e alla zona costiera acese.
Basta fare un giro per tracciare la mappa del disservizio causato dall’azione criminale delle bande specializzate in furti di rame. Non è funzionante la postazione al viale Raffaello Sanzio, in Corso Italia, in via Conte Ruggero, in viale Africa, al Borgo. L’elenco è davvero lungo. Anche facendo una ricerca su google maps: la lista delle colonnine “chiuse” è infinita. Il fenomeno purtroppo è molto diffuso. E riguarda non solo la provincia di Catania, ma tutto il territorio regionale e nazionale. Enel ha denunciato alla procura gli episodi di furto, che avvengono purtroppo in maniera sempre più frequente. L’azienda è in contatto quotidiano con carabinieri e polizia, anche al fine di poter trovare degli strumenti di prevenzione. Ma non è semplice. Del fenomeno illecito se n’è discusso anche in sede di Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in prefettura. Infatti sono stati avviati anche servizi interforze finalizzati ad arginare i furti di cavi elettrici e metalli.
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I danni economici che questi furti causano sono ingenti. E purtroppo i tempi di ripristino e sostituzione dei cavi sono piuttosto lunghi per una serie di motivi. Anche di reperimento della materia prima. La colonnina vicino al parco Sanzio è danneggiata da oltre due mesi.
Ma non sono solo le postazioni “pubbliche” nel mirino delle gang, ma anche quelle private. Le otto station della Tesla - localizzate nella zona dello svincolo di Gravina di Catania della Tangenziale - sono state depredate ben 4 volte nel giro di poche settimane. I manager del colosso di Elon Musk, dopo la denuncia, hanno immediatamente riparato il danno subito per garantire la prosecuzione del servizio offerto ai clienti. Ma va anche detto che la Tesla, considerando quello che sta avvenendo, ha messo a disposizione le colonnine per far ricaricare le auto elettriche anche di altri brand. «Capita infatti di trovarle occupate», racconta il proprietario di una Tesla. Chi è possessore della macchina ideata da Musk vive in modo più marginale i disagi causati da questi atti predatori, poiché la holding fornisce «un ventaglio di servizi e supporto, a livello informatico e tecnologico, che permette di viaggiare in tranquillità».
Non è lo stesso per i proprietari di auto elettriche di altri brand. Per chi non può contare su una postazione privata a casa, magari collegata all’impianto fotovoltaico, questa situazione è diventata davvero insostenibile. «Non sono riuscito a trovare una colonnina funzionante», racconta un automobilista inferocito. Ormai trovare una centralina non tranciata è una sorta di caccia al tesoro.
La procura ha sul tavolo un fascicolo che mira a fermare queste organizzazioni criminali. Ma gli investigatori stanno lavorando anche per individuare la rete dei ricettatori.
Esistono delle bande strutturate che agiscono con un preciso modus operandi: palo a controllare le vie d’accesso e ladro specializzato a tagliare con la cesoia i cavi. Per innalzare i profitti illeciti i cavi tranciati e rubati devono essere liberati della guaina di gomma che li riveste. Un’operazione non semplice. In alcune aree dei rioni popolari e delle periferie ci sono delle vere e proprie discariche di guaine. In via Barcellona, ad esempio, ci sono diversi cumuli di guaine di diverso colore. E si notano anche pericolosi principi di incendio. Gli accumuli di gomma sono posizionati ai margini delle strade o al fianco dei muri di alcuni immobili fatiscenti e ruderi abbandonati.
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Ma quanto vale il mercato nero dell’“oro rosso”? Non esiste - naturalmente - un tariffario ufficiale. Il rame rubato sarebbe acquistato in contanti dai ricettatori fra i 2 e 3,50 euro al chilo. Scende a meno di due euro il prezzo se i cavi elettrici sono ancora compresi di guaina. La rivendita ai centri di raccolta dei metalli arriva a 5-6 euro. Ed è a questo livello della filiera che avviene la fusione fra il metallo rubato con quello acquistato regolarmente. A quel punto bastano degli accorgimenti nelle bolle di accompagnamento e nelle distinte di carico e scarico per mimetizzare gli acquisti illeciti da quelli leciti. Un meccanismo che abbatte notevolmente i costi della materia prima, che ultimamente ha subito un rialzo esorbitante.