l'inchiesta
Dalla rotta Tunisia-Pantelleria ai soldi invisibili della “hawala”: Genova ha colpito la presunta rete dei viaggi clandestini
Dietro le traversate c’era, secondo gli investigatori, un’organizzazione strutturata, capace di reclutare i "viaggiatori", trattenere e poi portare in Sicilia
Le attese, le stanze chiuse, i telefoni ritirati, il conto da pagare, il passaggio di consegne tra chi recluta e chi accompagna. Poi arrivano i gommoni, il buio, il carburante che cola sulle gambe, il sale che brucia sulle ferite. In una delle traversate finite al centro dell’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Genova, sette migranti, tra cui una ragazzina di 12 anni, hanno riportato ustioni per la fuoriuscita di benzina dalle taniche presenti a bordo. È uno di quei finiti nel cuore dell'indagine sulla tratta degli essere umani per la rotta tra Tunisia–Pantelleria.
Dieci i tunisini arrestati: 6 custodie cautelari in carcere e 4 obblighi di dimora con permanenza domiciliare notturna. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Genova su richiesta della Procura della Repubblica di Genova – Dda e Antiterrorismo. Il reato principale è quella di associazione a delinquere transnazionale finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; per uno degli indagati si aggiunge anche la contestazione relativa a un’attività abusiva di servizi di pagamento attraverso il sistema informale detto “hawala”.
Le misure cautelari e il perimetro dell’inchiesta
Gli investigatori contestano l’esistenza di una struttura stabile, con ruoli differenziati e una capacità operativa protratta nel tempo. Le misure cautelari sono state eseguite dagli uomini del Servizio centrale operativo e della Squadra Mobile di Genova. Tra i 4 destinatari delle misure meno afflittive, 3 dovranno rispettare l’obbligo di dimora nel comune di Genova e 1 nel comune di Trapani. L’inchiesta, secondo le informazioni finora emerse, riguarda almeno 6 indagati ritenuti dagli investigatori parte del nucleo associativo. A loro viene contestato di avere organizzato l’ingresso irregolare in Italia di cittadini tunisini, curando l’intera filiera logistica: dalla selezione delle persone da imbarcare alla ricerca delle imbarcazioni, dall’individuazione dei conducenti al trasferimento verso la costa tunisina in prossimità della partenza. Il gruppo si occupava anche della sistemazione dei migranti in immobili usati come luoghi d’attesa, fino al momento ritenuto più favorevole per la traversata, valutando anche le condizioni meteo-marine.
Come sarebbe stato organizzato il viaggio
I migranti, tutti di nazionalità tunisina nei casi finora accertati, sarebbero stati raccolti e concentrati in luoghi di attesa in Tunisia, dove avrebbero dovuto restare fino al via libera per l’imbarco. In quel periodo, viene riferito, non potevano uscire e venivano loro sottratti i telefoni cellulari per impedire la localizzazione da parte delle autorità. È un dettaglio che mostra non solo il livello di controllo esercitato, ma anche la vulnerabilità di chi si metteva nelle mani dei trafficanti. Per ogni traversata, secondo gli inquirenti, venivano scelti i passeggeri, predisposti i mezzi e individuati i conducenti. Il corrispettivo richiesto variava tra 2.500 e 3.000 euro a persona, somme pagate in dinari tunisini ma equivalenti, secondo la ricostruzione dell’accusa, a quegli importi in euro. Se si guarda ai numeri contestati, l’eventuale volume d’affari appare già significativo: oltre 120 persone in almeno 4 episodi documentati tra marzo 2024 e febbraio 2025.
Da Pantelleria parte il filo che porta a Genova
L’indagine nasce lontano dai palazzi giudiziari liguri. Prende forma a Pantelleria, il 15 marzo 2024, quando 25 migranti vengono intercettati a bordo di un gommone al largo dell’isola. È da quello sbarco che, grazie alle dichiarazioni rese da uno dei migranti alla Squadra Mobile di Trapani, gli investigatori acquisiscono le prime informazioni ritenute utili sugli organizzatori dei viaggi clandestini dalla Tunisia. Questa origine investigativa dice molto anche del ruolo di Pantelleria nella geografia concreta dei movimenti via mare. Meno esposta mediaticamente di Lampedusa, l’isola continua a comparire come porto di approdo e punto sensibile della rotta tunisina. I dati diffusi da UNHCR confermano che nel 2026 la Sicilia resta la regione italiana più interessata dagli sbarchi e che, accanto a Lampedusa, tra i porti di approdo figurano anche Pantelleria, Pozzallo, Augusta, Livorno, La Spezia e Ortona. Nello stesso quadro, la Tunisia risulta il secondo Paese di partenza per gli arrivi via mare in Italia nei primi mesi del 2026, dopo la Libia.
La competenza di Genova si spiega con il fatto che proprio nel capoluogo ligure sarebbe stata svolta una parte decisiva dell’attività di finanziamento e di predisposizione dei mezzi e delle risorse necessarie ai trasferimenti, comprese le istruzioni operative per consentire ai migranti di raggiungere l’Italia. In altri termini: il punto d’approdo era nel Canale di Sicilia, ma una parte del motore organizzativo, sempre secondo gli investigatori, avrebbe avuto base nel Nord Italia.
Il capitolo “hawala”: i soldi che viaggiano senza tracce
Ad uno degli indagati viene contestata anche l’abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento. In sostanza, avrebbe offerto in maniera stabile e organizzata un servizio di raccolta, cambio e trasferimento di denaro in Italia e all’estero attraverso transazioni fiduciarie non tracciabili e non soggette ai tassi ufficiali di cambio, usando il sistema della hawala.
La hawala è un sistema informale di trasferimento di fondi basato su una rete fiduciaria di intermediari. Non richiede, nella sua forma tradizionale, il passaggio del denaro attraverso canali bancari ordinari e può quindi risultare particolarmente opaco per gli investigatori. La Guardia di Finanza, in altre indagini sul riciclaggio, ha descritto questi circuiti come sistemi illegali di raccolta e movimentazione del contante, compensazione di posizioni debitorie e trasferimento non tracciato di fondi.