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Indagini

Ponte Stretto, corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio sul progetto: nel mirino un imprenditore, un avvocato e un ex magistrato

La Procura di Roma sta indagando. L'avvocato e l’imprenditore indagati «al fine di condizionare l'esame della Corte dei Conti in favore della società "Stretto di Messina Spa"», avrebbero avvicinato il giudice contabile promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche dopo il suo pensionamento

09 Giugno 2026, 13:30

16:30

Ponte sullo Stretto

Ponte sullo Stretto

La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

In base a quanto emerge da una nota diffusa dall’ufficio giudiziario, l’ufficio ha delegato i carabinieri del Ros all’esecuzione di un decreto di perquisizione a carico di tre persone tra cui un ex presidente aggiunto della Corte dei Conti (in quiescenza dal febbraio scorso), un avvocato già Consigliere di amministrazione della società «Stretto di Messina Spa» e un imprenditore.

Le indagini hanno documentato le condotte dei tre indagati, l'avvocato reggino Giacomo Saccomanno, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione «Accademia Calabria»  e l'ex magistrato contabile Tommaso Miele -  ex presidente aggiunto della Corte dei Conti - tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera pubblica.

Secondo quanto emerge dalla nota diffusa dalla Procura capitolina l’'avvocato, e l’imprenditore, indagati «al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società "Stretto di Messina Spa", avrebbero avvicinato il giudice contabile, (in quiescenza dal febbraio 2026), promettendogli il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata».

Secondo l’impianto accusatorio i «due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto - si legge nella nota - la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull'andamento della procedura condotta dalla Corte Contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa».

Inoltre il magistrato contabile «avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della "Stretto di Messina Spa", una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare Presidente dell’Antitrust o di una società partecipata».

Secondo l’accusa, Miele è indagato perché ha favorito la società Stretto di Messina - è detto nel capo di imputazione - concretamente interessata al parere positivo della sezione di Controllo della Corte dei Conti per l’esame di legittimità della delibera Cipess n. 41/25, con cui è stato approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto con prescrizioni e raccomandazioni.

In particolare, gli inquirenti contestano al magistrato contabile di aver rivelato informazioni riservate sugli orientamenti di altri componenti della Corte dei Conti e sull'andamento della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’atto, nonché di aver messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo contabile. In cambio, sempre secondo l'impostazione accusatoria, Miele avrebbe ricevuto e accettato la promessa di utilità da parte di Virgiglio e Saccomanno.

Le utilità contestate consisterebbero in raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da «Accademia Calabria» e interventi presso terzi finalizzati a sostenere le aspirazioni professionali e lavorative del magistrato dopo il pensionamento. I fatti contestati sarebbero avvenuti a Roma a partire dall’autunno del 2025.