l'intervista
Regione, La Vardera: «Il candidato sono io. De Luca? Da parte mia nessun veto»
Il leader di controcorrente dopo i ballottaggi rilancia: «Chiediamo alla gente chi vuole alla presidenza. Dirà il mio nome»
«Sto andando a Bronte». Dice Ismaele La Vardera, prima che cada la linea. Non c'è campo. Ma può consolarsi con l’altro, il campo largo cioè, che incassa le vittorie ad Agrigento e nel feudo di Pino Firrarello e del candidato Giuseppe Castiglione. «Sì, come dicevo sto andando a Bronte, poco fa ero ad Agrigento».
Agrigento-Bronte, è la nuova via del trionfo di La Vardera?
«Al massimo, è la via che ci ricorda che mandare a casa Schifani e battere il centrodestra è possibile».
Non mi dirà che non è anche un successo personale, del suo movimento.
«Lo è, certamente, anche perché nessuno era pronto a scommettere un solo euro sulla vittoria del campo largo in quelle città eterne roccaforti del centrodestra. E Controcorrente ha dimostrata una volta di più di essere non solo una componente fondamentale, ma anche la locomotiva del campo progressista».
A proposito della coalizione alternativa al centrodestra, lei tempo fa annunciò la sua candidatura. Quindi è lei il candidato di quell'area?
Prego.
«Abbiamo dimostrato che io non sono il prodotto di nessuno».
Ora ci arriviamo, ma intanto ci dica: qual è il principale segnale politico della vittoria di Agrigento?
«Che esiste un modello e che dovrebbe essere replicato anche alla Regione».
Qual è questo modello? In cosa consiste?
«Si tratta di mettere insieme un candidato credibile, che parli un linguaggio comprensibile, che sappia avvicinarsi alla gente».
E quello è lei, come abbiamo detto. Ma chi dovrebbe fare parte di questa coalizione?
«Io non voglio e non posso mettere veti. Qui è benvenuta ogni persona di buona volontà che non abbia governato, in questi cinque anni, insieme a Schifani e ai suoi alleati».
Ecco, ci siamo arrivati: Cateno De Luca rientra in questo identikit?
«Non ho mai posto veti nemmeno su Cateno. Mi pare sia lui, semmai, a non volere correre con questa squadra, nel caso in cui il candidato presidente fossi io».
Quando si andrà al voto secondo lei?
«Penso che si possa votare anche molto presto, per la fine dell'anno. Ormai è evidente che non reggono più. Ne resterà soltanto uno. Sono tutti in lite. Lo ha detto anche Raffaele Lombardo, parlando di “ex coalizione”. Tra l'altro, credo che le spinte per andare al voto più presto giungano proprio dal centrodestra».
Per quale motivo, secondo lei?
«Per non far vincere il campo largo. Il trend è chiaro e secondo molti di loro, l'unica speranza è quella di anticipare le elezioni. Una specie di modello Occhiuto, come in Calabria».
Quali dovrebbero essere le parole d'ordine della prossima campagna elettorale del campo progressista?
«Ne basta una: discontinuità. Dobbiamo fare il contrario di quello che hanno fatto loro, lottizzando la Sicilia, mettendo le persone peggiori nei posti migliori, facendo assumere mogli, parenti e amici».
Voi, nel caso in cui vinceste, cosa farete?
«Innanzitutto, sceglieremmo persone competenti, fuori dalle logiche del “Cencelli” usate dal centrodestra».
Ecco, abbiamo una coalizione, un'idea di programma e un candidato. Ma come pensa che si debba arrivare all'ufficializzazione dell'aspirante governatore del campo largo? Riunioni, primarie, vertici a Roma?
«Un'idea ce l'ho: i segretari regionali dei partiti dovrebbero iniziare un tour, tutti insieme. In giro per la Sicilia, incontrando la gente, facendo un sondaggio dal vivo e chiedendo qual è, tra i nomi in corsa, quello che i cittadini preferiscono. Così come è successo ad Agrigento, dove Controcorrente non ha fatto eleggere solo il sindaco, ma anche tre consiglieri e ha ottenuto il 12 per cento, primo partito del centrosinistra. Ecco, sono certo che anche altrove e per la Regione, i cittadini indicherebbero il mio nome»
Ma ancora non conosciamo gli altri nomi.
«Se dovessero esserci nomi più competitivi del mio, sono pronto a fare non uno, ma cento passi indietro».
Ne vede all'orizzonte?
«No, al momento non ne vedo».