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il caso

Contenzioso tra Comune e Immobiliare Strasburgo: oltre 30 milioni di euro a rischio per l'amministrazione

Il nodo dell'affitto da pagare per gli immobili confiscati, le accuse del Pd all'Agenzia nazionale per i beni confiscati

10 Giugno 2026, 10:01

10:02

Contenzioso tra Comune e Immobiliare Strasburgo: oltre 30 milioni di euro a rischio per l'amministrazione

Oltre 30 milioni di euro rischiano di gravare sulle casse comunali. La denuncia è della consigliera comunale del Pd Mariangela Di Gangi, intervenuta sul contenzioso tra il Comune e l'Immobiliare Strasburgo.

Il tema emerge dalla variazione di bilancio che sarà esaminata nelle prossime settimane dal Consiglio comunale. Tra le poste previste nel documento contabile figura infatti uno stanziamento superiore ai 30 milioni di euro legato alla controversia che ruota attorno ad alcuni immobili confiscati e utilizzati negli anni per finalità pubbliche. Una vicenda che affonda le proprie radici nel cosiddetto Sacco di Palermo e nella confisca del patrimonio riconducibile a Vincenzo Piazza, costruttore tra i protagonisti della stagione della grande espansione edilizia.

Nel 2007, ricorda Di Gangi, Comune, Prefettura e Agenzia del Demanio avevano sottoscritto un protocollo che prevedeva il trasferimento al Comune degli immobili confiscati già destinati a servizi pubblici, senza oneri per l'ente. Un principio che sarebbe stato successivamente ribadito anche dalla normativa nazionale in materia di beni confiscati.

Nonostante ciò, la questione non avrebbe mai trovato una definizione definitiva, sfociando in un contenzioso che oggi rischia di produrre effetti rilevanti sui conti di Palazzo delle Aquile. «Siamo di fronte a una vicenda che non può essere archiviata come una normale soccombenza giudiziaria - afferma la consigliera democratica - I beni confiscati alla mafia devono rappresentare una risorsa per la collettività e non trasformarsi in una spada di Damocle per le finanze pubbliche».

L'esponente del Pd punta il dito contro l'Agenzia nazionale per i beni confiscati, accusandola di non avere interpretato adeguatamente il proprio ruolo istituzionale e di avere smarrito lo spirito della legge che disciplina la destinazione del patrimonio sottratto alla criminalità organizzata. Di Gangi chiama in causa anche l'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Lagalla, chiedendo di conoscere quali iniziative siano state adottate per tentare una soluzione alternativa della controversia e quali interlocuzioni siano state avviate con l'Agenzia e con l'Immobiliare Strasburgo. Da Palazzo delle Aquile però sottolineano come la vicenda affondi le proprie radici in fatti e decisioni risalenti nel tempo e sia stata definita da una serie di pronunce giudiziarie ormai passate in giudicato. L'ultima sentenza, spiegano dal Comune, risale a circa tre anni fa e avrebbe lasciato margini di intervento limitati.

Il Comune spiega di avere avviato interlocuzioni con l'Agenzia nazionale per i beni confiscati nel tentativo di ottenere almeno lo stralcio degli interessi maturati nel corso degli anni. Un'ipotesi che non avrebbe però trovato accoglimento proprio in ragione delle decisioni già assunte dai giudici. Per Palazzo delle Aquile, dunque, gli spazi per una diversa definizione della controversia risultano oggi molto ridotti.