l'inchiesta
Ponte, la "cricca" voleva corrompere due giudici ma Ciucci blinda l'opera: «Noi estranei, il progetto va avanti»
Il CEO della Stretto di Messina prende le distanze dall'ex membro del cda accusato di voler corrompere i magistrati contabili per la delibera Cipess. Il manager chiarisce: "Dall’avv. Saccomanno non ho mai ricevuto comunicazioni", ricordando che è stato "sostituito" lo scorso 29 aprile
C’è un cantiere di calcestruzzo e acciaio che da decenni ambisce a unire il Paese e, accanto, un cantiere parallelo fatto di carte bollate, retroscena di corridoio e presunti scambi di favori che la Procura di Roma ha appena scoperchiato.
Se questo secondo fronte rischia di intaccare la credibilità dell’opera, l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, alza una barriera attorno al progetto: “La società è totalmente estranea alle indagini in corso”, afferma senza esitazioni in una nota diffusa nel pomeriggio.
Secondo l’impostazione accusatoria dei pm romani, sarebbe stata messa in piedi una rete di “talpe” con l’obiettivo di “corrompere il maggior numero di giudici della Corte dei Conti per condizionare le loro scelte” nel dossier sul Ponte sullo Stretto.
I protagonisti della presunta trama, per gli inquirenti, sono l’avvocato Francesco Saccomanno (già componente del cda della società) e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, che avrebbero tentato di avvicinare vari magistrati del collegio chiamato a verificare la legittimità della delibera Cipess. Sempre secondo le indagini, mentre due togati avrebbero respinto le avances nell’ottobre scorso, l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, avrebbe “offerto la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura” e “rivelando informazioni riservate”. In cambio, sarebbero state prospettate “promesse su future nomine dopo il pensionamento” oltre a un’intercessione per reperire architetti disposti a praticare sconti per la ristrutturazione delle abitazioni dei figli.
I carabinieri del Ros stanno intanto analizzando i telefoni sequestrati per ricostruire le comunicazioni dei giorni decisivi di fine ottobre 2025. Di fronte al terremoto giudiziario, ospite di “L’aria che tira” su La7, Ciucci ha blindato il progetto, prendendo le distanze tra l’azienda e le eventuali responsabilità individuali, a partire dal ruolo di Saccomanno: “Il Consigliere di amministrazione Saccomanno non ha alcuna delega né poteri di rappresentanza della società”.
E ancora: “Dall’avv. Saccomanno non ho mai ricevuto comunicazioni o avuto interlocuzioni connesse all’oggetto dell’inchiesta. Peraltro, Saccomanno era membro designato dalla Regione Calabria e, al rinnovo del Cda avvenuto lo scorso 29 aprile, era stato sostituito”.
Per mettere al riparo la concessionaria pubblica da possibili ricadute penali, il manager ha richiamato il perimetro del decreto 231 che prevede, tra l’altro, che l’ente non risponda se il soggetto che ha commesso il reato ha agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi” e che "l’ente non risponde se il reato è stato commesso eludendo fraudolentemente il modello di organizzazione e di gestione della Società”.
Ciucci ha inoltre rivendicato l’adozione di un “Framework Unico Anticorruzione”, “a conferma della centralità che la cultura della trasparenza e dell’integrità riveste per l’organizzazione e del costante presidio di tali principi”.
Sul piano politico, le bordate dell’opposizione — in particolare dell’onorevole Angelo Bonelli — vengono respinte con nettezza. “Mi sembra strumentale inoltre utilizzare questi fatti, ancora tutti da accertare e che sono in fase di indagini preliminari, per attaccare un progetto valido”, ha scandito l’amministratore delegato.
Quanto ai rilievi sui vecchi pareri tecnici, Ciucci ribatte: “Rispediamo al mittente quanto affermato dall’on. Bonelli anche in merito al primo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, datato 1997”, assicurando che “è stato richiesto un nuovo parere che sarà esitato nelle prossime settimane”.
Nessun passo indietro nemmeno sui compensi dei vertici: la “deroga al tetto sui compensi riguarda attualmente due dirigenti di alto profilo e risponde alla necessità di assicurare alla società le professionalità idonee per la realizzazione di un’opera come il ponte sullo Stretto”, indispensabili per operare “ai massimi livelli” sullo scenario internazionale.