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il racconto

I giorni del terrore di Klinsmann a Palermo: "Mio figlio ha rischiato la vita"

La drammatica confessione di papà Jurgen sulle ore passate in Sicilia: di fronte a una diagnosi ritenuta troppo complessa per essere affrontata in loco, la famiglia ha vissuto l'incubo di perdere Jonathan

10 Giugno 2026, 19:47

I giorni del terrore di Klinsmann a Palermo: "Mio figlio ha rischiato la vita"

Il 18 aprile 2026, al fischio finale del Renzo Barbera, la serata che aveva sancito il 2-0 del Palermo sul Cesena si è trasformata in un incubo per Jonathan Klinsmann.

L’estremo difensore dei bianconeri romagnoli è rimasto a terra dopo un violento contrasto nei minuti conclusivi con Filippo Ranocchia. Portato via in barella, cosciente e con una ferita alla testa da suturare, nelle prime ore il quadro era parso rientrare nella casistica di un trauma da gioco, lasciando spazio a un cauto ottimismo.

La reale gravità è emersa il giorno seguente. Gli accertamenti eseguiti agli Ospedali Riuniti “Villa Sofia-Cervello” di Palermo hanno evidenziato la frattura della prima vertebra cervicale, l’atlante: un segmento corporeo minuscolo ma decisivo per il sostegno del cranio, in cui scarti di pochi millimetri possono segnare la linea tra un recupero completo ed esiti drammatici.

Da quel momento è iniziata quella che Jürgen Klinsmann ha definito una “vera partita”, senza pubblico e senza rassicurazioni. Spogliatosi dei panni dell’icona del calcio per indossare quelli di un padre atterrito, l’ex attaccante ha raccontato a l’angoscia di quattro giorni sospesi tra il trauma e l’intervento: un lasso di tempo in cui, a suo dire, Jonathan ha rischiato la vita, poiché a Palermo il caso era stato giudicato troppo complesso per essere trattato in sede.

La famiglia ha organizzato un trasferimento con volo dedicato verso la Germania. La scelta è caduta sulla clinica ortopedica dell’Università di Heidelberg, centro di eccellenza europea per la chirurgia della colonna.

Qui l’équipe guidata dal dottor Stefan Hemmer, specialista del distretto, ha eseguito con successo l’intervento, stabilizzando la frattura. “A Heidelberg è stato salvato”, ha confidato il padre Jürgen, sintetizzando la tensione di giorni interminabili.

Per il portiere si prospetta ora un percorso di riabilitazione di almeno sei mesi. Ma carriera e rientro in campo passano in secondo piano: di fronte alla fragilità del corpo e al pericolo scampato, ogni valutazione tecnica lascia spazio alla gratitudine per una vita restituita a un ragazzo.