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Agrigento oasi fiscale del mattone: è la città meno cara d'Italia per le case di lusso. Tasse giù anche per le seconde case

Il report nazionale della Uil fotografa un Paese spaccato in due. Se a Roma e Milano per le abitazioni signorili si sfiorano i 3.000 euro, Agrigento conquista il record del risparmio con soli 278 euro

11 Giugno 2026, 15:54

16:00

Agrigento oasi fiscale del mattone: è la città meno cara d'Italia per le case di lusso. Tasse giù anche per le seconde case

Nel panorama nazionale delle tasse sulla proprietà immobiliare, dove il possesso di un immobile è spesso sinonimo di scadenze finanziarie da capogiro, Agrigento va controcorrente e si riscopre una vera e propria oasi per i contribuenti. La città dei templi conquista infatti il primato assoluto in Italia come il capoluogo dove l'Imu sulle abitazioni principali "a cinque stelle" – ovvero gli immobili storici, signorili e di pregio – è la più leggera e accessibile del Paese.

A certificarlo è l'ultimo e approfondito studio condotto dal dipartimento Stato sociale, politiche economiche fiscali e previdenziali della Uil. I dati emersi dal report delineano una mappa del fisco locale che premia nettamente il territorio agrigentino e l'intera Sicilia, evidenziando una forbice economica impressionante rispetto ai salassi che si registrano nel resto della penisola.

Il primato imbattibile sulle abitazioni di pregio

L'analisi della Uil sulle abitazioni principali di lusso (le categorie catastali superiori come ville, castelli e palazzi signorili) incorona Agrigento regina indiscussa del risparmio. Nella Città dei templi, l'Imu per questa tipologia di immobile si attesta a una media di appena 278 euro all'anno.

Una cifra straordinariamente bassa, quasi simbolica se paragonata ai conti stratosferici presentati dalle grandi metropoli del Centro-Nord: per la stessa tipologia di dimora di pregio, a Venezia il conto annuale sale a 3.001 euro, a Roma a 2.888 euro e a Milano a 2.777 euro. Nel Mezzogiorno, solo Caltanissetta e Cosenza riescono ad avvicinarsi al record agrigentino, fermandosi comunque a una quota più alta, pari a 385 euro annui.

Il riflesso sulle seconde case: la Sicilia sul podio della convenienza

Il trend della tassazione moderata ad Agrigento trova una sponda coerente anche nell'analisi che il report riserva alle seconde case ordinarie. Sebbene il picco minimo della convenienza per gli immobili non principali appartenga a Palermo (con una media di 391 euro l'anno) ed Enna (460 euro), Agrigento e l'intera fascia centro-meridionale dell'isola si posizionano stabilmente nella parte più virtuosa e protetta della classifica.

Il dato siciliano sulle seconde case spicca in maniera netta se confrontato con la media nazionale, che si ferma a 979 euro, e appare ancora più macroscopico di fronte al prelievo record di Roma. Nella capitale, infatti, l'Imu sulle seconde case tocca il picco di 3.499 euro all'anno, seguita da Milano con 2.957 euro. Di fatto, l'Imu richiesta a Roma per una normale seconda abitazione è oltre dodici volte superiore rispetto a quella necessaria per mantenere un'abitazione principale di lusso ad Agrigento.

Le motivazioni del divario e la posizione del sindacato

A cosa si deve un simile distacco tra i territori? Gli esperti della Uil spiegano che i livelli di imposizione fiscale locale sono legati a diversi fattori strutturali. Tra questi, pesano le rendite catastali storicamente più basse nel Mezzogiorno, ma anche il differente livello di fabbisogno finanziario degli enti locali e le conseguenti scelte delle singole amministrazioni comunali, che utilizzano l'Imu come principale polmone finanziario per coprire i costi dei servizi pubblici e del welfare.

Sulla questione è intervenuto il segretario confederale della Uil, Santo Biondo, evidenziando come la tassa sulla casa non sia un problema esclusivo dei grandi patrimoni, poiché spesso va a colpire i risparmi di una vita di ceti medi, lavoratori e pensionati. “Perciò occorre una vera e propria riforma strutturale che rafforzi l’attuazione del principio di progressività, riduca la pressione sui redditi da lavoro e da pensione e contrasti con maggiore efficacia l'evasione, ampliando la base imponibile e redistribuendo il carico fiscale secondo criteri di maggiore giustizia sociale”, afferma Santo Biondo, segretario confederale Uil.

Il sindacato invoca quindi un aggiornamento generale dei valori catastali che tuteli le fasce deboli, garantendo l'invarianza del gettito complessivo ma assicurando contemporaneamente ai Comuni le risorse indispensabili per erogare servizi efficienti e di qualità ai cittadini.