il caso
Spiagge, Agrigento ha perso pure un altro treno: unico Comune a non avere presentato istanza per i fondi per la riqualificazione
La Regione stanzia 5 milioni per i servizi sulle spiagge. Ottantuno enti esultano, ma l'amministrazione agrigentina resta a guardare, paralizzata dalla sua stessa inefficienza amministrativa
Dopo il grave passo falso sui fondi destinati alla pulizia dei litorali, il Capoluogo dei Templi risulta l’unico grande assente tra gli 81 comuni siciliani ammessi ai nuovi finanziamenti per la riqualificazione delle spiagge libere.
L’estate agrigentina si apre così sotto il segno di un declino in larga parte autoinflitto. Mentre gran parte della costa isolana si attrezza per accogliere residenti e visitatori con arenili rinnovati, la Città dei Templi continua, con ostinazione, a voltare le spalle al proprio mare. I bagnanti si ritrovano alle prese con tratti di spiaggia invasi dai rifiuti e un’incuria diffusa che fa temere un concreto rischio igienico-sanitario. A rendere la situazione ancor più grave è la consapevolezza che gli strumenti per invertire la rotta c’erano e sono stati ignorati.
Nelle scorse settimane, il Comune di Agrigento aveva già mancato l’accesso ai fondi dell’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente per la pulizia delle coste.
La motivazione addotta — “la procedura era troppo complessa” — è apparsa a molti come una resa senza condizioni davanti alla burocrazia, tanto più considerando che altre amministrazioni, come Sciacca, Siculiana e Palma di Montechiaro, sono riuscite a ottenere decine di migliaia di euro, dimostrando che l’ostacolo non era il bando, bensì l’inefficienza locale.
A questo episodio si aggiunge ora un capitolo più pesante. La Regione Siciliana ha pubblicato un nuovo decreto che mette a disposizione 5 milioni di euro per la riqualificazione, la valorizzazione e il potenziamento dei servizi sulle spiagge libere.
Il programma, elogiato dall’assessore regionale Giusi Savarino, finanzia interventi per aree gioco, spazi per animali domestici, docce, servizi igienici a basso impatto, passerelle e torrette per il salvamento, privilegiando materiali ecosostenibili.
Scorrendo l’elenco dei beneficiari, la fotografia è impietosa: sono 81 i comuni ammessi, tra cui Licata, Menfi, Porto Empedocle, Realmonte e numerosi altri centri della provincia e dell’isola. Agrigento, sorprendentemente, non figura. È l’unico grande assente, l’unica realtà rivierasca della provincia di Agrigento a non aver colto un’opportunità a costo zero per la collettività: l’ennesima conferma di una paralisi amministrativa che appare oramai strutturale.
E così mentre in 81 municipi siciliani la stagione balneare si inaugura all’insegna dei servizi e della cura del territorio, Agrigento annaspa tra degrado, miopia gestionale e burocrazia.

