l'iniziativa
Pozzallo ospita "Uniti sotto lo stesso casco": lavoro, diritti e integrazione per i migranti dell'edilizia
Numeri in crescita (39,5% di operai nati all'estero), appelli a sicurezza, formazione e contrasto al caporalato
Prende il via il Forum sindacale delle Costruzioni Migranti dell’Euromediterraneo «Uniti sotto lo stesso casco», promosso dalla Fillea Cgil e dalla Cgil, che per due giorni porterà nella città marinara sindacalisti, studiosi, rappresentanti delle istituzioni e lavoratori provenienti da diversi Paesi del Mediterraneo. L'iniziativa, presentata ieri nell'aula consiliare del Comune di Pozzallo, si propone di affrontare uno dei temi più complessi e attuali del nostro tempo: il rapporto tra migrazioni, lavoro, diritti e sviluppo economico nell'area euro-mediterranea. La scelta di Pozzallo non è casuale. La città, da anni simbolo degli sbarchi e dell'accoglienza, rappresenta uno dei luoghi più significativi per discutere di fenomeni migratori e delle loro ricadute sociali ed economiche. Ad aprire la conferenza stampa di presentazione è stato il sindaco Roberto Ammatuna, che ha ricordato il ruolo svolto dal territorio negli anni più intensi degli arrivi via mare. «Spesso siamo stati lasciati soli dalle istituzioni che contano – ha dichiarato -. Il fatto che il più grande sindacato nazionale abbia scelto Pozzallo per trattare questo tema ci rincuora e ci onora».
Pozzallo è stata definita dai rappresentanti sindacali una "città di mare e di pace", capace di ospitare un confronto che mette al centro la dignità delle persone e il valore dell'inclusione. Tra i presenti anche Antonio Di Franco, segretario nazionale della Fillea Cgil, che durante la conferenza stampa ha richiamato il pensiero di Giorgio La Pira e la necessità di costruire un Mediterraneo fondato sul dialogo tra i popoli. Di Franco ha ribadito il «no alla remigrazione» e il principio del «diritto a migrare e diritto a rimanere», sostenendo la necessità di politiche capaci di garantire sia la libertà di cercare opportunità altrove sia la possibilità di vivere dignitosamente nei Paesi di origine. Il focus del forum, intitolato «Uniti sotto lo stesso casco», è incentrato sul settore delle costruzioni, dove la presenza dei lavoratori migranti assume ormai un ruolo centrale. I numeri illustrati dalla Cgil evidenziano una trasformazione profonda del comparto. Secondo le rilevazioni Istat, nel 2025 i lavoratori dipendenti stranieri nelle costruzioni rappresentano il 19,9% del totale, una percentuale quasi doppia rispetto all’11,7% registrato nell'intera economia italiana. Ancora più significativa è la fotografia fornita dalle Casse Edili.
Nell'anno Cassa Edile 2024 gli operai nati all’estero hanno raggiunto quota 292.386 su un totale di 739.576 lavoratori, pari al 39,5% dell'intera forza lavoro del settore. Una crescita costante rispetto al 37,7% del 2023 e al 30% registrato nel 2017. Albania, Romania ed Egitto rappresentano oggi le comunità più numerose, ma aumentano rapidamente anche i lavoratori provenienti da Tunisia, Marocco, Pakistan, India e Nigeria. Numeri che spiegano perché il tema dell'integrazione e della tutela dei lavoratori migranti sia diventato strategico per il futuro dell'edilizia italiana. Non a caso Di Franco ha evidenziato come sempre più lavoratori italiani stiano abbandonando il settore, mentre cresce la presenza di manodopera straniera, rendendo indispensabile un sistema capace di garantire sicurezza, formazione e contrasto al lavoro nero e al caporalato. A chiudere la conferenza stampa è stato Giuseppe Roccuzzo, segretario provinciale della Cgil Ragusa, che ha richiamato il valore della solidarietà e della tutela della vita umana. «Non si possono lasciare morire le persone in mare», ha affermato, sottolineando come dietro ogni percorso migratorio vi siano ragioni profonde e spesso drammatiche. Tra i momenti più attesi c'è certamente l'intervento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che domani chiuderà i lavori del Forum.