Napoli
Corruzione in Prefettura: poliziotto dell’Antimafia incassava "mazzette" per le White List, sequestro da 200mila euro
È quanto emerso dall’indagine coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore di circa 200mila euro
Un sistema corruttivo che inquinava i meccanismi di controllo antimafia. È quanto emerso dall’indagine coordinata dalla Procura di Napoli Nord, che ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore di circa 200mila euro nei confronti di un ispettore di Polizia, già finito in manette nelle scorse settimane.
Il ruolo infedele
L’indagato, all’epoca dei fatti componente del Gruppo Interforze Antimafia, è accusato di aver sfruttato la propria posizione per chiedere e ottenere denaro da imprenditori senza scrupoli. In cambio della mazzetta, il poliziotto avrebbe garantito l'inserimento di alcune aziende nella cosiddetta "white list" della Prefettura — l'elenco che certifica l'assenza di infiltrazioni mafiose — oppure avrebbe promesso di evitare la cancellazione di quelle che vi erano già iscritte. Un potere enorme, trasformato in una fonte di guadagno illecito.
Il sequestro: dai Rolex al cavallo
L’esecuzione del decreto di sequestro, operata dalla Squadra Mobile di Caserta con il supporto del Servizio Centrale Operativo (SCO), ha colpito il patrimonio accumulato grazie a questa attività corruttiva. Tra i beni finiti sotto sigillo figurano oggetti di lusso e simboli di uno stile di vita decisamente sopra le righe per un servitore dello Stato: oltre alla liquidità, sono stati sequestrati una vettura di prestigio, un Suv Audi, quattro orologi di marca Rolex e persino un cavallo.
L’inchiesta prosegue
L’indagine non si ferma all’ispettore. Le Fiamme Gialle e gli agenti della Mobile stanno scavando a fondo per ricostruire l’intera rete di connivenze. Nell'inchiesta risulta indagato anche un commercialista, che avrebbe agito da intermediario o complice in questa compravendita di legalità.
L’episodio rappresenta un duro colpo alla fiducia nelle istituzioni, colpendo proprio quell’apparato, il Gruppo Interforze, che dovrebbe essere il baluardo invalicabile contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia sana. Le indagini continuano per verificare se dietro le aziende "raccomandate" si celassero interessi più oscuri legati a clan del territorio.