IL PROCESSO
Omicidio stradale di Gabriele Giadone, il gip di Enna respinge il patteggiamento a sei mesi: «Pena inadeguata». I genitori in presidio davanti al tribunale
Un anno dopo la morte del quattordicenne di Barrafranca, il giudice blocca l'accordo tra pm e difesa e restituisce gli atti. Perizie in contrasto sulla velocità del ragazzo
Il giudice non ci sta. Il gip del tribunale di Enna, Giuseppe Noto, ha respinto il patteggiamento a sei mesi proposto per Giuseppe Paternò, imputato per l'omicidio stradale di Gabriele Giadone, il quattordicenne di Barrafranca ucciso il 10 maggio dello scorso anno mentre percorreva viale Signore Ritrovato a bordo del suo ciclomotore. Il giudice ha disposto la restituzione degli atti al pubblico ministero, che dovrà rideterminare la pena tenendo conto delle circostanze del caso.
La famiglia di Gabriele attendeva la decisione fuori dal Palazzo di Giustizia: il padre Angelo, assistito dall'avvocato Gaetano Giunta, e la madre Lucia, rappresentata dall'avvocato Giusy Nicoletti, avevano organizzato un presidio per chiedere giustizia per il loro figlio. Un ragazzo che avrebbe compiuto quindici anni a settembre, che frequentava il liceo Falcone, indossava la maglia delle giovanili della Barrese e amava le due ruote che quella sera gli sono state fatali.
Lo scontro tra le perizie
Al centro del dibattimento processuale c'è una questione tecnica dirimente: la velocità a cui viaggiava Gabriele al momento dell'impatto. Secondo la consulenza disposta dal pubblico ministero, il quattordicenne avrebbe percorso il viale a circa 67 chilometri orari, una condotta che — secondo l'avvocato della difesa Paolo Giuseppe Piazza — avrebbe determinato la perdita di controllo del mezzo ancora prima dell'impatto con l'auto condotta da Paternò. Per il legale dell'imputato si configurerebbe un concorso di colpa del giovane, «solo in via ipotetica e in minima» rispetto alla dinamica complessiva, anche in ragione del fatto che Gabriele avrebbe imboccato il viale contromano in violazione del codice della strada.
Una ricostruzione nettamente contestata dai consulenti della famiglia, secondo i quali il ragazzo viaggiava a 38 chilometri orari: quasi la metà. Una divergenza che non è dettaglio tecnico, ma il cuore della disputa su responsabilità e misura della pena.
Barrafranca si era fermata
Quella sera di maggio del 2024, Gabriele stava percorrendo la centrale via Signore Ritrovato quando il suo scooter si scontrò con una Bmw che stava iniziando una manovra. I soccorsi arrivarono subito, ma le condizioni del ragazzo erano già disperate. Trasportato d'urgenza all'ospedale Sant'Elia, non ce la fece. Il guidatore della Bmw rimase sotto shock.
L'intera comunità di Barrafranca si fermò. Il sindaco Giuseppe Lo Monaco proclamò il lutto cittadino: «Abbiamo ricevuto una brutta notizia, una di quelle che nessun genitore dovrebbe mai ricevere nella propria vita». La Barrese Calcio si strinse alla famiglia per «la dipartita del nostro piccolo Gabriele».
Oggi, a distanza di oltre un anno, quella famiglia è ancora in attesa di una risposta dalla giustizia. Il gip ha detto che sei mesi non bastano. Ora tocca al pm stabilire quanto vale una vita.