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l'indagine

Il passo indietro che scuote il Csm: dimissioni, inchiesta sul Ponte sullo Stretto e le ombre sull’iter dei controlli

Nella vicenda dell’ex vertice della Corte dei Conti si incrociano giustizia, grandi opere e potere istituzionale

12 Giugno 2026, 13:34

13:40

ponte sullo stretto

ponte sullo stretto

L’uomo che per anni ha abitato i luoghi del controllo contabile dello Stato, e che fino a pochi mesi fa sedeva ai vertici della Corte dei Conti, ha lasciato la presidenza del Collegio dei revisori dei conti del Consiglio superiore della magistratura mentre su di lui si concentra un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio legata a uno dei dossier più politici, costosi e divisivi dell’Italia contemporanea, il Ponte sullo Stretto di Messina. Le dimissioni di Tommaso Miele non chiudono nulla.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, Miele ha rinunciato all’incarico di presidente del collegio che vigila sulla regolarità contabile del Csm, un ruolo delicato proprio perché collocato nel cuore dell’autogoverno della magistratura. La scelta arriva a stretto giro dall’iscrizione del suo nome nel registro degli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma, che ipotizza un tentativo di condizionare il controllo di legittimità sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, approvato dal Cipess lo scorso 6 agosto 2025.

Le dimissioni 

Miele aveva assunto l'incarico per il quadriennio 2025-28 a presidente del Collegio dei revisori del Csm a titolo gratuito. Lo scorso marzo il plenum del Csm aveva deliberato per la presidenza del collegio un compenso lordo annuo di 27 mila euro.

Che cosa contesta la Procura di Roma

L’inchiesta romana, per quanto ricostruito dalle fonti disponibili, ruota attorno a un’ipotesi precisa: un gruppo di soggetti avrebbe tentato di influenzare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Insieme a Tommaso Miele, risultano indagati anche Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato ed ex componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Il dossier Ponte sullo Stretto: numeri, tempi e centralità politica

Per comprendere il peso dell’inchiesta bisogna guardare anche all’oggetto del contendere. Il 6 agosto 2025 il Cipess ha approvato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il progetto vale circa 13,5 miliardi di euro, importo che il ministero ha indicato come già coperto dagli stanziamenti previsti; il cronoprogramma diffuso allora parlava di opere anticipate entro la fine del 2025 e completamento dei lavori nel 2032. Il governo, e in particolare il ministro Matteo Salvini, ha presentato il via libera come un passaggio storico per un’infrastruttura definita strategica.

Il Ponte sullo Stretto non è un’opera qualsiasi: è un simbolo politico, una voce gigantesca di spesa pubblica, un progetto con fortissime implicazioni ambientali, territoriali e trasportistiche. Per questo la correttezza dell’iter autorizzativo e dei controlli è parte sostanziale della vicenda, non un aspetto tecnico secondario.

Il controllo della Corte dei Conti e il “no” alla delibera

La delibera Cipess n. 41/2025, quella al centro dell’inchiesta, non ha avuto un percorso lineare davanti alla Corte dei Conti. La sezione centrale di controllo di legittimità, all’esito dell’adunanza del 29 ottobre 2025, non ha ammesso al visto e alla conseguente registrazione la delibera relativa al Ponte sullo Stretto

Le motivazioni rese note successivamente dalla Corte dei Conti hanno richiamato profili di violazione delle direttive europee in materia di tutela degli habitat e di appalti, oltre alla mancata acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul piano tariffario alla base del piano economico-finanziario. Sono rilievi che attestano quanto fosse alta la posta in gioco del controllo preventivo di legittimità.

In altre parole, la vicenda giudiziaria di oggi si intreccia con una vicenda amministrativa già segnata, nei mesi scorsi, da forti tensioni fra governo e magistratura contabile. E questo rende il caso ancora più sensibile: non è soltanto la storia di un’indagine personale, ma un frammento della lunga battaglia politica e istituzionale attorno al Ponte.