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L'operazione

Sedotti da Cosa Nostra, ecco i nuovi "picciotti" della mafia: "Meglio la galera della povertà"

Carcere come status, social come vetrina: povertà e ostentazione che alimentano il reclutamento mafioso nelle periferie

13 Giugno 2026, 09:34

09:41

Sedotti da Cosa Nostra, ecco i nuovi "picciotti" della mafia: "Meglio la galera della povertà"

«Fa paura la fame, non la galera». Un repost che non lascia spazio ad interpretazioni, una delle tante frasi rilanciate su TikTok da Rosario Piazza, uno dei giovani dello Zen 2 arrestati con l’accusa di aver fatto parte della banda che negli ultimi mesi ha seminato il terrore nel capoluogo utilizzando bottiglie incendiarie e kalashnikov contro le vetrate di diversi esercizi commerciali. Per chi cresce nelle periferie più fragili della città, l’appartenenza a Cosa Nostra continua a essere percepita come una delle uniche possibilità di sostentamento e di riconoscimento.

In questo contesto il carcere smette di essere un deterrente e diventa quasi un passaggio inevitabile di un percorso di affermazione e di acquisizione di prestigio. A testimoniarlo è un altro video pubblicato sul profilo del giovane. «Allora lo facciamo sto brindisi? Un brindisi all’ergastolo: quattro secoli di carcere, 132 condanne e a me il carcere a vita mi hanno dato». È una battuta tratta dalla serie televisiva “Il Capo dei Capi”, che Piazza ripubblica in sottofondo all’immagine del proprio volto, ribaltando il significato stesso della pena: non più la conseguenza delle proprie azioni, ma un elemento identitario da esibire, oggi, attraverso i social. È il riflesso di una città che sembra viaggiare a due velocità.

Da una parte il centro storico, i processi di rigenerazione urbana, il turismo e le opportunità di rinascita economica e culturale. Dall’altra le periferie, dove povertà, marginalità e assenza di prospettive continuano a rappresentare terreno fertile per il radicamento mafioso. Nel capoluogo si è tornati a sparare e a intimidire. L’ultimo episodio in ordine di tempo, è il terzo raid ai danni della Sicily By Car, avvenuto il 11 giugno. Nei quartieri periferici il richiamo dell’organizzazione criminale non si alimenta soltanto attraverso il controllo del territorio, ma anche mediante una narrazione che trova nei social network una vetrina in cui esibirsi. I giovani non si nascondono: ostentano simboli, slogan e riferimenti alla cultura mafiosa per acquisire rispetto. Alla stessa logica sembrano richiamarsi anche Samuel D’Acquisto e Davide Carcione, altri due degli otto fermati nell’operazione di giovedì. Quest’ultimo, che nella biografia del proprio profilo scrive “Hasta la muerte”, affida ai repost il racconto della propria visione del mondo. In uno dei video condivisi spiega perché ama la strada: «La strada insegna ciò che dalla scuola non potrai mai imparare».

Per questo il tema dell’apologia mafiosa online è entrato con forza nel dibattito politico. «Da tempo chiedo con forza l’approvazione della mia proposta di legge per l’istituzione del reato di apologia di mafia - dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, componente della Commissione parlamentare Antimafia - questa è attualmente in discussione al Senato». Sulla stessa linea la deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi, che in un post su Facebook ha scritto: «I mafiosi trasformano i social in megafoni per ostentare potere. Mi batterò perché venga approvata la legge che vieti ogni forma di apologia mafiosa sui social. Non è intrattenimento, è reclutamento».