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Espulsi dall’Italia tornano a Lampedusa con generalità false: arrestati due tunisini
Uno dei migranti era stato rimpatriato da Roma a fine maggio. Traditi dall'esame delle impronte digitali
Espulsi, rimpatriati e poi intercettati nuovamente sulle rotte del Mediterraneo nel giro di pochissimo tempo, persino a distanza di pochi giorni dal primo allontanamento coatto. È la parabola della frontiera di Lampedusa, dove i poliziotti della Squadra mobile hanno tratto in arresto due cittadini tunisini con l'accusa di violazione del divieto di reingresso sul territorio nazionale. I due uomini viaggiavano a bordo dello stesso barcone, intercettato e soccorso tre giorni fa con 24 migranti a bordo complessivi.
Il primo caso, che ha dell'incredibile per la rapidità d'azione, riguarda un trentasettenne tunisino. L'uomo era stato formalmente rimpatriato nel proprio paese d'origine lo scorso 30 maggio, con un provvedimento di accompagnamento coatto eseguito presso la frontiera aerea di Roma. Nonostante il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura di Agrigento e il contestuale divieto tassativo di rimettere piede in Italia e all’interno dell’area Schengen, l'immigrato ha sfidato nuovamente i controlli. All’atto dell’identificazione e dei primi controlli di rito presso l'isola delle Pelagie, il trentasettenne ha provato a sviare le indagini dichiarando generalità leggermente diverse da quelle reali. Il trucco è però svanito in pochi minuti: gli investigatori lo hanno smascherato e riconosciuto con assoluta certezza grazie alla comparazione scientifica delle impronte digitali, precedentemente acquisite nel corso del suo primo sbarco in Italia.
Sullo stesso scafo viaggiava un suo connazionale, anch'egli gravato da un pesante precedente con la giustizia italiana. L'analisi delle banche dati ha rivelato che il secondo uomo era stato espulso dall'Italia, sempre tramite accompagnamento alla frontiera, dal prefetto di Imperia nel febbraio del 2025. Nel suo caso, il provvedimento emesso dall'autorità provinciale ligure prevedeva un divieto di rientro sul suolo nazionale della durata di ben 10 anni.
Per entrambi i clandestini, dopo che gli agenti della Squadra mobile hanno formalizzato le accuse e notificato i verbali di arresto in flagranza, sono scattate le misure cautelari d'urgenza. Su disposizione dell'autorità giudiziaria, i due tunisini sono stati posti in regime di arresti domiciliari, una misura che stanno scontando temporaneamente all’interno delle apposite strutture di sicurezza dell’hotspot di contrada Imbriacola.