Terremoto nel Tirreno, scossa 4.7: l'incubo sismico continua ma la profondità ci salva
A poco più di dieci giorni dallo spavento notturno di magnitudo 6.1, il mare torna a farsi sentire. L'INGV: "Nessun allarme per il vulcano sottomarino Marsili"
Il Sud Italia torna a tremare. Alle 19:28:12 di giovedì 13 giugno 2026, i sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) hanno registrato un nuovo evento di magnitudo 4.7 nel Tirreno meridionale.
L’epicentro è stato individuato in mare aperto, tra le coste calabresi e l’arcipelago delle Eolie, con ipocentro a 214 chilometri di profondità.
Proprio la notevole profondità del focolaio sismico ha limitato drasticamente gli effetti in superficie: l’energia si è dissipata durante la risalita, riducendo al minimo il rischio di danni a persone e cose.
La scossa, tuttavia, riaccende comprensibilmente l’apprensione di una popolazione già scossa dal forte terremoto di undici giorni fa. Nella notte del 2 giugno scorso, alle 00:12, un violento sisma di magnitudo 6.1 (inizialmente stimato in 6.2) aveva colpito il Mar Tirreno, con epicentro a circa 20 chilometri dalla costa nord-occidentale della Calabria, nei pressi di Amantea (Cosenza).
Anche in quel caso l’evento si era originato a grande profondità, intorno ai 250 chilometri, circostanza che ha evitato conseguenze catastrofiche sulla terraferma. L’onda sismica era stata comunque avvertita in gran parte del Mezzogiorno, dal Lazio fino a Palermo e Bari; in Calabria centrale, in particolare a Catanzaro, la paura aveva spinto molti residenti a riversarsi in strada nel cuore della notte.
Dal punto di vista geologico, i due fenomeni non costituiscono un’anomalia, ma rientrano nella dinamica del complesso sistema dell’Arco Calabro-Peloritano. In quest’area la litosfera ionica sprofonda gradualmente sotto il Mar Tirreno e l’Appennino calabro (processo di subduzione), generando con una certa frequenza terremoti profondi, come ricordano anche gli episodi significativi del 1998 e del 2008.
Per contenere l’allarme alimentato sui social dopo i due eventi ravvicinati, l’INGV ha escluso qualsiasi nesso tra questi terremoti e un presunto risveglio del Marsili.
Il grande vulcano sottomarino del Tirreno è infatti una struttura superficiale legata allo stiramento della crosta terrestre, mentre i recenti scuotimenti hanno origine a centinaia di chilometri di profondità per effetto della subduzione della placca ionica. Non vi sono dunque evidenze scientifiche che tali scosse possano innescare un’eruzione.
