Inchiesta “nuova onda”
Nelle intercettazioni il nome del nuovo capo dei carcagnusi: «Ora c’è Sergio per tutti quanti»
Ma fra i protagonisti delle conversazioni un altro pezzo grosso dei Mazzei catturato qualche mese fa da latitante. Nelle carte la fotografia dell’assetto di comando del clan dopo gli arresti
Quando nel 2022 è stato arrestato Francesco Napoli “cavadduzzu-Ferrera” un affiliato del clan Santapaola-Ercolano disse che in carcere si era già riunito il conclave per nominare il nuovo «papa». Dopo la fumata bianca -almeno da quello che è emerso nel processo Ombra arrivato a una sentenza di primo grado - sarebbe stato fatto il nome di Ciccio Russo. Nelle carte di quella inchiesta c’erano già gli indizi per provare a pensare a chi sarebbe andato lo scettro di Cosa Nostra.
Ora, dopo il blitz “Onda Nuova”, la domanda è chi comanda nel clan Mazzei, l’altra famiglia di Cosa Nostra catanese? Le ipotesi si possono rilevare anche questa volta dalla letture degli atti giudiziari. Nell’ordinanza che ha portato in carcere la famiglia di sangue dei “carcagnusi” sono trascritte alcune intercettazioni che fanno proprio riferimento all’investitura del capo. Un capo che sarebbe assurto al vertice già due anni fa. Il 25 novembre 2024, Carmelo “Charlie” Grasso stava discutendo con Maurizio Motta, un pezzo da novanta del clan Mazzei che due mesi fa è stato catturato da latitante a Fiumefreddo di Sicilia. Motta sta scontando una condanna per mafia sancita nel processo “Target”.
Ma torniamo alle intercettazioni del blitz. Motta informava Grasso: «Ma, dice, che ora c’è il nuovo capo?». Alla domanda: «Chi è?». Il boss rispondeva: «Un altro capo c’è. Il suocero di mio nipote, è capo, è diventato capo.» Uno dei nipoti del boss Maurizio Motta è Carmelo Motta, il proprietario del noleggio di moto di via Plebiscito che l’anno scorso è stato preso di mira dalle pistolettate. Il giovane commerciante è sposato con la figlia di Sergio Gandolfo, storico dei Mazzei che è stato arrestato nel 2015 nel blitz Nuova Famiglia proprio per il ruolo di vertice che aveva assunto nel periodo in cui Nuccio Mazzei viveva da latitante in una villetta di Ragalna. Gandolfo inoltre è citato in altre operazioni anche per i suoi pericolosi contatti con l’Ungheria in materia di armi.
Ma il riferimento della parentela da parte di Maurizio Motta sarebbe troppo poco. Due ore dopo, alle 20 dello stesso giorno dell’autunno di due anni fa, “Charlie” Grasso parlava con un uomo, rimasto ignoto, condividendo alcune rivelazioni che aveva avuto da Simona Mazzei in persona. E quindi dalla figlia di Santo, il padrino dei “carcagnusi”, nonché sorella di Nuccio. «Ora me l’ha detta Simona questa cosa! C’è lui per tutti quanti.» E l’interlocutore si faceva sfuggire il nome: «Ah, per tutti lui c’è? Sergio... e Maurizio (inc)».
Ma i pezzi del puzzle li completava direttamente la figlia di Gandolfo. Che è stata intercettata dalla Dda mentre discuteva con Santo Mazzei, il figlio di Nuccio. «Anche se esce qualcuno più grande, quanto (bisbiglia) e gli dice: “Dove sono tutti gli ingressi”, mio papà gli sta dicendo...», E il giovane Mazzei, arrestato lunedì scorso, precisava: «Glieli leva tutti! Poi tu lo vedi! Poi tu lo vedrai!». E la figlia di Gandolfo aggiungeva: «Perché sono di mio papà». E se non bastassero queste affermazioni ci sono anche quelle dove descriveva la fedeltà che il padre aveva sempre dimostrato nel tempo alla famiglia Mazzei, in particolare a Santo “u carcagnusu”. «Gli ha creato tutto mio papà. Mio papà è uno che a suo nonno glieli ha portati sempre le buste. Vedi che le buste con i soldi, con lo Scarabeo, li portavo io i sacchi», diceva ancora la figlia di Gandolfo parlando con la moglie di Santo Mazzei jr. E ancora: «Perché sono tutte entrate che le persone hanno pagato, perché sono messi a fascicolo. Vedi che mio papà, gli agguati glieli facevano anche con me, sopra il motorino, gli hanno fatto ottanta agguati (inc) gli facevano gli agguati». Anche il figlio di Nuccio Mazzei dava conto della caratura criminale di Gandolfo: «Suo papà è uno che non ha pensato mai solo a lui.»
Lo scenario è più chiaro sul ruolo direttivo di Sergio Gandolfo - cioè dell’uomo a cui spetterebbe l’ultima parola nel clan - quando si discuteva di persone da “condurre” alla corte del boss. «Quante volte te lo ha detto? “Gli devi dire che me lo deve chiamare, gli devi dire che me lo deve chiamare, gli devi dire che me lo deve chiamare”», diceva intercettata la figlia di Gandolfo sempre parlando con Santo Mazzei junior. E quest’ultimo la rassicurava: «Stai tranquilla, che ora glielo porto io! Pure con la mano.» Poi il rampollo aggiungeva una frase quasi da esperto giurista: «Lo nominano un colpo, lo nominano un colpo Sergio... E prendi dieci anni». Ai posteri l’ardua sentenza.