la storia
La storia in controtendenza in Sicilia, medico si offre volontario per mantenere una realtà ospedaliera
La passione oltre il camice e la cura delle pazienti oltre lo stipendio, la burocrazia però diventa spesso un freno
La passione, la cura e la dedizione per le pazienti anche oltre il tradizionale periodo di lavoro. Una missione quella che il senologo di Niscemi Giuseppe Di Martino sta portando avanti. Dopo aver ricevuto gli insegnamenti del luminare Umberto Veronesi ha voluto mantenere in Sicilia quelle conoscenze chirurgiche. E lo ha fatto all'interno del presidio ospedaliero "Vittorio Emanuele" di Gela. Anni di lotte, abbracci e anche lacrime nel vedere quelle donne afflitte, preoccupate per le condizioni di salute. Un lungo periodo durante il quale non è mancata la battaglia per ottenere la Breast unit all'interno dell' Asp di Caltanissetta. E i dati dell'attività chirurgica lo hanno premiato nel tempo.
Lo scorso anno per Di Martino è arrivato il momento di dismettere il camice per raggiunti limiti di età. E lui lo ha fatto con il magone in gola. In questo periodo di stasi non sono mancate le telefonate delle pazienti, delle volontarie dell'Ados (associazione donne operate al seno), degli amici di sempre. Così per non lasciare nulla al caso il senologo ha preso carta e penna e ha scritto all' Asp di Caltanissetta. «Sono disponibile a tornare a lavoro ma da volontario». Una parola, quest'ultima, che fa spuntare il sorriso a chi si è affidato alle sue cure. Così dopo sette mesi da quella richiesta protocollata lo scorso 25 novembre solo lo scorso martedì l' Asp di Caltanissetta ha firmato la delibera.
Nonostante le buone intenzioni e la voglia di poter tornare in corsia il dottore Di Martino dovrà aspettare ancora un po'. Fino a quando non firmerà il contratto di collaborazione gratuito per un anno. E in molti incrociano le dita sperando che non avvenga quello che si è registrato per l'assunzione di diversi medici da assumere con contratto a tempo indeterminato: delibera firmata e pubblica e assunzione dopo mesi ancora non è avvenuta. Così c'è chi scappa via dall'isola mentre le liste d'attesa rimangono lì in un cronoprogramma di interventi senza una data fissa e le buone intenzioni dei camici bianchi a proseguire il loro lavoro nei piccoli ospedali di frontiera evaporano perché dalla burocrazia alla realtà c'è un grande abisso.