Il caso

Incidente al Porto di Catania, accordo con la nave che ruppe gli ormeggi. Gli avvocati del colosso: «Banchina in condizioni "viziate"»

A maggio 2025 il forte vento fece ondeggiare la Norwegian Epic al punto tale che la corda si staccò portando con se le bitte che si staccarono dalla banchina. Due persone finirono in mare

Incidente al Porto di Catania, accordo con la nave che ruppe gli ormeggi. Gli avvocati del colosso: «Banchina in condizioni "viziate"»

Il vento forte, la nave che ondeggia dentro al porto di Catania, poi uno schiocco seguito immediatamente dal rumore dell’acciaio che sbatte contro altro acciaio: le bitte che si staccano di netto dal molo e vanno a sbattere contro lo scafo della nave da crociera Norwegian Epic, che oscilla. I video caricati online dagli utenti mostrano l’imbarcazione, ma non si vede la parte più grave dell’incidente: una donna, che stava salendo a bordo, che cade in mare e il marito che si getta in acqua per aiutarla e mantenerla a galla. Non è successo niente di grave, ma poteva andare peggio.

E adesso però arriva il conto da pagare, necessario per evitare ogni cosa che possa «incidere negativamente sull’operatività e sull’immagine del porto di Catania»: 255mila euro per la collisione con un’altra nave, 125mila euro per l’intervento di un rimorchiatore per il soccorso, e 25mila euro per le richieste risarcitorie dei passeggeri che le hanno già avanzate.

La storia è ripercorsa tutta in un decreto del commissario straordinario, e già presidente, dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale Francesco Di Sarcina di pochi giorni fa. È l’approvazione dello schema per l’accordo transattivo fra l’Autorità, le assicurazioni Generali e la compagnia di navi da crociera Norwegian Cruise Line (Ncl).

Il 30 maggio 2025, si legge nel documento, «a causa di improvvise avverse condizioni meteo e forti raffiche di vento», la Norwegian Epic rompeva gli ormeggi a fronte del cedimento di una bitta, «seguito dal collasso di altre due, generandosi la caduta in mare di alcuni passeggeri e la successiva collisione con la Northstar Glory, anch’essa ormeggiata in porto».

Il comandante della nave chiama la società Rimorchiatori Augusta srl, che si occupa del servizio al porto di Catania, per chiedere aiuto a riprendere gli ormeggi. L’incidente si chiude, ma comincia la fase dell’attribuzione delle responsabilità.

Secondo armatori e assicuratori della Norwegian Epic la colpa di quanto accaduto è «della struttura della banchina e delle bitte» per le «condizioni viziate». Le due navi entrate in collisione si accordano per un risarcimento della prima nei confronti della seconda di 510mila dollari, ma la Norwegian Epic vuole che a pagare sia l’Autorità portuale, anche per l’intervento dei rimorchiatori.

Da parte dell’Autorità portuale arriva un diniego ma, allo stesso tempo, la «disponibilità a trattative per la definizione bonaria del sinistro». Nel frattempo, arrivano anche le richieste di risarcimento dei passeggeri coinvolti: 50mila dollari a testa. Scrive l’istituzione portuale cittadina che ci vogliono diversi incontri e laboriose trattative per arrivare a un accordo.

L’accordo prevede che l’Autorità portuale, tramite la sua assicurazione, si faccia carico della metà esatta del costo della controversia: pagherà cioè 255mila dollari alla Northstar Glory, 25mila dollari ai passeggeri che hanno fatto causa negli Stati Uniti e 125mila euro (in questo caso l’intera somma) alla Rimorchiatori Augusta srl.

L’Autorità portuale dice che conviene così, pagare questa cifra, piuttosto che infilarsi in un contenzioso dagli «esiti incerti e potenzialmente più onerosi». Letteralmente: meglio non finire a giudizio, soprattutto negli Usa. Del resto, alla fine, paga l’assicurazione.