La storia
Escluso da un grest, un ragazzo con sindrome di Down trova accoglienza altrove: Anfass chiede inclusione e risorse
L'associazione denuncia barriere e solleva il caso della mancata specializzazione di alcuni operatori
La notizia bella è che il ragazzo down escluso giorni addietro da un grest ha trovato accoglienza in un altro. La famiglia sui social aveva denunciato il caso che dopo un periodo di frequenza, d’improvviso era stata notificata l’impossibilità a continuare ad accoglierlo.
Una vicenda che è stata seguita da Basilio Calabrese dell'Anfass. Sembra di essere tornati negli anni ‘70, mentre si parla di barriere da togliere e di nuove se ne aggiungono. Non si vuole colpevolizzare nessuno, probabilmente accade ancora che la disabilità non è messa in preventivo, spesso si sente dire che d’estate è difficile trovare operatori qualificati, altrove non è però così, perché ci sono risorse pubbliche spese per creare professionalità adeguate. «Non si può accettare, sentirsi dire che un ragazzino con disabilità è escluso dalle attività del grest estivo» - dice Calabrese - con la giustificazione che "lo spazio fosse troppo grande per lui". Dire a una famiglia che la struttura o l’organizzazione non sono adatte è la scorciatoia burocratica e culturale più inaccettabile che si possa utilizzare.
C’è un concetto culturale da capovolgere. «Non sono i bambini a dover essere "adatti" agli spazi, sono i servizi, le istituzioni e le comunità - prosegue Calabrese - a dover essere accessibili, coinvolgenti e inclusivi per tutti, nessuno escluso! I centri estivi e i grest non sono semplici passatempi, ma pilastri fondamentali per la socializzazione dei più piccoli e strumenti di conciliazione vita-lavoro vitali per i genitori. Negare questo diritto significa isolare le famiglie, proprio in quei mesi in cui la scuola è ferma».
Calabrese denuncia un limite generale, «non possiamo più tollerare che i diritti fondamentali dei bambini con disabilità vengano calpestati o considerati un "optional" o un "problema da gestire"».
Cosa deve fare l'ente pubblico? «Stanziamento di risorse adeguate per gli operatori di sostegno, una seria programmazione dei piani di zona e una vigilanza rigorosa su tutte le attività patrocinate o autorizzate sul territorio. I bandi e le convenzioni devono prevedere l'obbligatorietà dell'inclusione reale, monitorata e garantita. La disabilità non è un limite del singolo, ma diventa tale quando la società decide di alzare barriere anziché abbatterle».