Trapani
Quei sussurri sulle logge segrete: Vetro e la pista sulla massoneria
Nelle carte dell’inchiesta di Palermo c’è un’intercettazione che apre nuovi scenari. «Io sono di Favara ma appartengo alla "vecchia Garibaldi" di Mazara», diceva l'agrigentino
I "sussurri" dell’agrigentino Carmelo Vetro, super manager per la Procura di Palermo di affari segreti, mazzette e inciuci, sono finiti negli atti che portano la firma del procuratore De Lucia e dei sostituti Brucoli, De Leo e Ticino. Vetro non appare essere un semplice “facilitatore”, uno che punta lavori pubblici e soldi, trova appoggi importanti e sceglie le imprese che devono lavorare. La figura che emerge dalle carte di Palermo è un’altra: un boss in giacca e cravatta, dai modi eleganti e dalla dialettica forbita. Vetro deve convincere. L’agrigentino non è solo esperto di Cosa Nostra. Il suo know how comprende anche la massoneria. Una parolina - magica - che nei faldoni palermitani è alquanto presente.
La Procura retta da De Lucia ha chiuso le indagini su appalti e presunte corruzioni del dirigente regionale Teresi, ma c'è un altro fronte in corso, quello nel quale Vetro è coinvolto assieme al colletto bianco della burocrazia regionale, Salvatore Iacolino. Tra le carte di questo stralcio, ancora non chiuso, è depositata una informativa della Squadra Mobile e della DIA di Trapani e della sezione SCO di Palermo. Di particolare interesse massonico è l’intercettazione del 5 novembre 2025. Quando i due grembiulini Giancarlo Niutta, direttore amministrativo dell'ASP di Messina, e l'imprenditore Carmelo Vetro, si riconoscono. Nella stessa conversazione, sussurrando e cercando di non far ascoltare a eventuali orecchie indiscrete (che c'erano grazie al troyan installato nel cellulare di Vetro), l’agrigentino ha cominciato a parlare di massoneria e non una qualsiasi ma di quella «nascosta» a Trapani.
Un passo indietro. L'appartenenza alla massoneria di Vetro non viene fuori dall'indagine di oggi, ma dalle dichiarazioni rese nel 2013 dall'architetto agrigentino Giuseppe Tuzzolino. Lo indicò come «fratello», raccontò del suo trasferimento in una loggia di Castelvetrano, ma aggiunse che «Carmelo è la mia assicurazione sulla vita». Il racconto di Tuzzolino ai magistrati di mezza Sicilia era partito da piccole verità, poi d'improvviso la creazione di castelli, miseramente caduti tanto da causare la sua condanna per calunnia. Un riscontro sull’appartenenza massonica su Vetro arrivano da un’audizione della Commissione nazionale antimafia nel 2018 di un massone (in sonno) di Partanna Nicola Clemenza, diventato imprenditore antiracket dopo avere subito un grave attentato dal clan Messina Denaro. Clemenza parlando di Tuzzolino disse che a Castelvetrano lui aveva portato dentro una loggia tale Carmelo Vetro.
Torniamo a oggi. Il 25 ottobre 2025 Vetro prepara l'incontro con Niutta, per favorire l'imprenditore Giovanni Aveni, anche lui tra gli indagati per corruzione. Vetro indaga e scopre l'iscrizione alla massoneria: «È amico di Iacolino ma è fratello nostro». La conferma dell'appartenenza di Niutta al "Grande Oriente d'Italia", glielo assicura l'imprenditore di Canicattì, Angelo Moncado. L'informazione sarebbe certa, arriva dalla messinese Marianna Cosentino, "Grande Ispettore Provinciale" del Centro sociologico italiano, aderente alle Logge Regolari d'Italia. Guarda caso lo stesso centro che i Carabinieri di Trapani nel 2019 scopriranno potere essere la sede di una loggia segreta, come fu scritto nell'operazione Artemisia. Ma nella sentenza di primo grado l'ipotesi di loggia segreta è scomparsa.
La confidenza tra Vetro e Niutta fu immediata. Aveni intercettato conferma l'affiliazione di Vetro: «...Questo ragazzo si sta interessando, è un "Alam" (antichi liberi accettati muratori ndr) obbedienza della Gran Loggia d'Italia di rito scozzese... Niutta è un 33° grado (il più alto della massoneria ndr)». I rapporti con Niutta poi d'improvviso si sono interrotti, ma resta eloquente il loro colloquio del 5 novembre. «Io sono di Favara - dice Vetro - ma appartengo alla "vecchia Garibaldi" di Mazara». Il dialogo continua e la voce si va abbassando: «Sono vicino alla Italo Letizia (Castelvetrano ndr)». Niutta chiede proprio dei "fratelli" di Castelvetrano. «Sono andati tutti in Francia», risponde Vetro. A Castelvetrano l'indagine Artemisia fece scoprire ai carabinieri l'esistenza di quest'Ordine, è rimasto un sospetto quello che lì dentro si nascondeva una loggia segreta. Però Vetro appare essere bene al corrente. Ma il tono si abbassa ancora di più quando Niutta chiede qualcosa su Trapani, Vetro sussurra all'orecchio non si capisce cosa però fa il nome di Grimaudo, il professore di filosofia, ora morto, che guidava la loggia segreta Iside nella metà degli anni '80. Vetro quando si parla di Trapani, l'ordine è quello di abbassare la voce. La ragione? Forse la Iside 2 non è del tutto scomparsa e ha degli eredi. Ma c'è anche altro, sfogliando gli elenchi Carmelo Vetro non compare da nessuna parte, si dice che potrebbe essere legato a logge segrete che esisterebbero a Trapani, le logge spurie che porterebbero il nome di San Giovanni Evangelista.