Caltanissetta
15 Giugno 2026 - 06:00
Quella appena iniziata potrebbe essere la settimana decisiva per la “parentepoli” scoperta al Cefpas di Caltanissetta. Martedì scatta l’ora X per il deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto e per l’ex direttore generale Roberto Sanfilippo. I due rischiano di finire in carcere, così come richiesto dalla procura di Caltanissetta. Prima di emettere una eventuale misura il gip, Santi Bologna, dovrà sentire la loro versione dei fatti. Domani sapremo la strategia difensiva. Scopriremo se il deputato (ex di Forza Italia) deciderà di avvalersi della facoltà di non rispondere (così come gli addetti ai lavori pronosticano) o di difendersi dall’accusa di corruzione. Avrebbe preteso da Sanfilippo aiutini e clientele per parenti e amici. E l’ex direttore, pur di rimanere a capo dell’ente di formazione, si sarebbe piegato alla volontà del deputato agrigentino elargendo assunzioni e appalti. Nel teorema accusatorio un ruolo importante lo riveste Gioacchino Pontillo (anche l’agrigentino rischia il carcere). Per la procura sarebbe stato il “ponte di comunicazione” tra il politico e il manager, che avrebbe ottenuto nel 2023 l’incarico da Schifani, sotto la spinta dell’amico (ex) forzista. Per Sanfilippo era il secondo mandato dopo un breve periodo di commissariamento.
Una vasta indagine quella della squadra mobile di Caltanissetta: i pm sono convinti di aver scoperchiato uno dei tanti illeciti che ruotano attorno alla classe politica regionale. Lo ha fatto prima con Michele Mancuso (accusato anche lui di corruzione e finito a febbraio ai domiciliari) e ora con Gallo Afflitto. Due deputati che hanno indossato la stessa casacca politica e che sarebbero accomunati dal vizietto della corruzione. Naturalmente tutto deve essere ancora sancito da una sentenza. Sistemi collaudati che grazie a trojan e microspie la magistratura è riuscita a smascherare.
Una volta chiusi gli interrogatori preventivi il gip dovrà decidere se accogliere la richiesta dell’accusa. E potrebbe già emettere l’ordinanza in settimana. Nel frattempo Giuseppe Capodieci (manager dell’Asp di Agrigento) ha lasciato il posto dirigenziale nella sanità pubblica, così il rischio di reiterazione del reato è escluso. L’ex manager si è difeso dinanzi al giudice per le indagini preliminari presentando una mole di carte per dimostrare che non c’è stato alcun accordo per favorire l’avvicinamento della moglie del deputato Gallo alla Città dei Templi. Le lancette dell’orologio girano, gli indagati da dieci giorni hanno avuto modo di leggere le oltre mille pagine di richieste mentre la squadra mobile sta sfogliando tutta la documentazione sequestrata durante le perquisizioni. Gli investigatori ritengono che sia materiale interessante per blindare l’inchiesta. E forse per aprire nuovi filoni.
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