Dopo la sparatoria
La polveriera nell’impero del narcotrafficante: «Io viaggio con il mitra nel cofano»
Traballano gli assetti dello spaccio a Trappeto Nord. Oggi l’interrogatorio di uno dei fermati per il conflitto armato in piazza Montana
Vittime e carnefici si confondono. Lo scontro a fuoco dell’11 giugno ha dimostrato come Trappeto Nord sia ormai una polveriera pronta a esplodere. Anzi. È già esplosa.
Due fazioni si sono sparate addosso. E in quella pioggia di proiettili tre minorenni (tutti con parenti pregiudicati) sono rimasti feriti. Uno di questi, un diciassettenne, piuttosto che tornare a casa dopo l’ospedale è finito nel centro di via Franchetti. Oggi dovrà spiegare all’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip del Tribunale per i minorenni perché quella notte di fuoco aveva con sé una pistola. Parallelamente c’è anche un maggiorenne in custodia che attende di essere sentito dal giudice del Tribunale ordinario.
Una sparatoria che ha letteralmente fatto saltare gli assetti di potere nel tempio del narcotraffico catanese. Perché piazza Beppe Montana - creata per diventare simbolo di riscatto e legalità - è incastonata fra via Ustica e via Capo Passero, quest’ultima impero indiscusso della famiglia Calabretta. E se Andrea Calabretta è finito dietro le sbarre qualche mese fa per una sentenza definitiva, il fratello e il papà sono ai domiciliari. Ma oltre ai familiari di sangue, Andrea Calabretta - che a Trappeto Nord rappresenta i Cappello-Bonaccorsi per una parentela acquisita dal matrimonio - potrebbe contare su una schiera di carusi che avrebbero il compito di sorvegliare e fare andare avanti gli affari illeciti dello spaccio.
Per comprendere la caratura criminale di Andrea Calabretta è possibile passare in rassegna alcune intercettazioni che emergono dalle carte dell’inchiesta “Onda Nuova” che ha duramente colpito il clan Mazzei. Calabretta, qualche anno fa, non avrebbe digerito il fatto che gli addetti alla sicurezza di una discoteca della zona del Castello Ursino, che sarebbero stati riferibili ai “carcagnusi”, non avrebbe permesso ai ragazzi del narcotrafficante di via Capo Passero di entrare. Per ritorsione ci sarebbero stati degli spari direttamente in via Belfiore - al Traforo - all’altezza dell’abitazione di Simona Mazzei, la sorella del boss Nuccio.
Per appianare le tensioni sarebbe intervenuto direttamente Carmelo “Charlie” Grasso, uomo di fiducia dei Mazzei. Ma i toni di Calabretta sarebbero stati tutt’altro che concilianti: «Le discoteche sono di tutti! Che poi tu hai la sicurezza... e hai la (inc.) sono cazzi tuoi! A me non mi dice nessuno non posso entrare, mio compare! Perché se ero io... lui non sa come funziona la discoteca, io lo so come funziona! Se c'ero io lui ieri moriva! Perché andavo a prendere un mitra e lo (inc.) perché io cammino sempre col mitra nel cofano della macchina».
Così parlava fino a poco tempo fa Andrea Calabretta, che ultimamente sarebbe riuscito a surclassare anche i potenti Nizza del clan Santapaola. Ma gli spari di giovedì notte dimostrano che gli assetti di potere criminale della gestione del narcotraffico a Trappeto Nord stanno traballando.
