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15 giugno 2026 - Aggiornato alle 06:59
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Il tentato omicidio del 2024

Lancio di benzina e fuoco, il pm: «Una scaramuccia tra ragazze diventa una spedizione punitiva»

Nonna e amica condannate. Nella requisitoria ripercorso un avvenimento così feroce e spietato che «si vede solo nei film»

15 Giugno 2026, 06:43

06:50

Le pene sono pesantissime. Ma considerando che il rito è ordinario c’era quasi d’aspettarselo considerando l’accusa di tentato omicidio. Agatina Vitanza è stata condannata a sedici anni e otto mesi di reclusione, mentre Rosa Alessandra Gennamari a nove anni e cinque mesi. La sentenza è stata emessa dalla terza sezione penale del Tribunale al termine di un complesso e articolato dibattimento che ha “fotografato” i fatti inquietanti avvenuti tre anni fa. Le due imputate inoltre sono state interdette in perpetuo dai pubblici uffici e sono state sospese dall’esercizio della responsabilità genitoriale per tutta la durata della pena. Inoltre le due imputate, difese dagli avvocati Daniele Cugno, Dario Giuseppe Polizza Favaloro e Salvatore Pappalardo, dovranno risarcire la parte civile, rappresentata dalle avvocate Maria Lucia D'Anna e Maria Caltabiano. Fissata una provvisionale di 50.000 euro in attesa del calcolo del risarcimento in sede civile.

Il 26 settembre 2024 Gennamari e Vitanza si sono recate a casa di una ragazza in via Capuana e dopo aver detto alle donne presenti di scendere in strada hanno cosparso il corpo di una di loro con della benzina e hanno appiccato le fiamme con un accendino. Per il pm, come ha evidenziato in requisitoria, le due imputate hanno agito con premeditazione (si sono procurate il carburante) e per futili motivi (hanno agito per vendicare una lite fra due minorenni scatenata dalla gelosia per un fidanzatino conteso). Una giovane - che non era nemmeno coinvolta nelle discussioni - ha riportato ustioni gravi in varie parti del volto. E anche la madre è rimasta ferita dalla vampata di fuoco. «Una vicenda di ferocia, spietata e inaudita violenza, che a volte magari si vede nei film», ha detto nel corso della discussione il pm. E ha aggiunto: «Un movente che sgomenta per la sua abbissale futilità: una contesa fra due ragazzine (una delle quali nipote di Vitanza) per le attenzioni di un ragazzino dodicenne. Da una scaramuccia telefonica si è passati a una vera e propria spedizione punitiva». Le difese, nella loro lunga arringa in cui hanno dato una versione alternativa della ricostruzione dei fatti emersa dall’indagine della mobile, avevano chiesto l’assoluzione. Questo prelude a un probabile ricorso in Appello.