Il caso
Pon Metro, trenta milioni bruciati per le grandi opere: Palermo chiama ma Roma non risponde
Il taglio colpisce progetti strategici tra i quali la riqualificazione della foce dell'Oreto, l'approdo di Vergine Maria, la Favorita
Un’emorragia senza fine, quale che sia la targhetta applicata sui finanziamenti extracomunali milionari che, non manca giorno, vanno sfumando. I milioni sul precipizio sono ancora - e ora più gravemente - come anticipato tre mesi fa da La Sicilia, i circa trenta nella dotazione comunitaria del Pon Metro, i cui obiettivi di spesa complessivi per la quota parte destinata alla città, già falcidiata a fine 2025 dal governo nazionale, sono ora ufficialmente dichiarati «irraggiungibili». Obiettivi finanziari che, per la sola rendicontazione del 2026, valgono poco meno di 38 milioni di euro. Cifra che adesso il Comune contesta e rinvia al mittente.
A marzo, avevamo documentato l’agonia dei progetti relativi alla maxi riqualificazione della Foce dell’Oreto (che da sola vale 14 milioni) e del porticciolo di Vergine Maria (approdo storico Tonnara Bordonaro, un’altra decina) oltre a Villa Turrisi (5,2 milioni) per la quale, però, in quel momento restava acceso un lumicino meno flebile, essendo più avanti nella progettazione esecutiva. Ma nel mazzo delle opere, pure i progetti di Agenda Digitale e Inclusione sociale, l’illuminazione del Giardino Inglese e del Parterre Garibaldi, cioè la prospiciente villa Falcone Morvillo, la rigenerazione urbana della piazza di Tommaso Natale e aree limitrofe «per potenziamento offerta turistica di Sferracavallo», importanti opere di illuminazione pubblica. Ancora, l’acquisto di quattro vagoni del tram, la riqualificazione del Parco della Favorita (altri 10 milioni), l’impianto antincendio del Teatro Massimo.
L’assessore Pietro Alongi, con delega per l’attuazione e il monitoraggio della spesa delle risorse extracomunali, aveva allora alzato le braccia e anche più di un telefono, per fare presente - disse - «la circostanza oggettiva di mancanza di responsabilità da parte nostra nella perdita dei fondi e per considerare le vie alternative al rifinanziamento». Ora l’assessore scrive: «La contrazione della dotazione complessiva, passata da 191.335.299,79 a 162.312.457,22 euro per effetto della Mid-Term Review del dicembre 2025, comporta un deficit di circa 30 milioni di euro (pari a 62.788.256,93 euro se calcolato sulla dotazione complessiva iniziale comprensiva di flessibilità)».
Al primo allarme seguì un fitto carteggio, del quale ha chiesto visione in un’interrogazione il consigliere 5 stelle Antonino Randazzo. Ad alzare le braccia - stavolta in segno di resa - è il direttore generale Eugenio Ceglia, cui fa capo l’Organismo intermedio, che ha risposto a Roma manifestando l’assoluta impossibilità di rendicontazione della spesa per il 2026. Specificamente, il Comune informa l’Autorità di gestione del Programma nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, e il Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud. Il succo è, mentre Randazzo commenta la risposta all’atto ispettivo parlando di «ingiustificabile scippo da parte del governo nazionale», che l’estenuante trattativa con Palazzo Chigi non è servita in questi mesi: «La spesa della città a valere sul Programma - scrive l’Organismo intermedio - è fortemente condizionata dalla situazione di incertezza derivante dalla Mid Term Review e, soprattutto, dalla mancata copertura finanziaria della totalità dei progetti su un apposito fondo nazionale. Per tale ragione non si è ancora addivenuti alla definizione del Piano operativo, né risultano ad oggi individuate con certezza le operazioni che lo comporranno. Tale circostanza non consente una previsione puntuale e attendibile della spesa, che si riterrà di riuscire a rendicontare entro dicembre 2026 soltanto a valle della conclusione del negoziato con l’Autorità di gestione e con il Gabinetto del Ministro». Dunque - sillaba Ceglia - «il target finanziario di 37.677.705,65 euro si ritiene sia materialmente irraggiungibile».
Conferma, Alongi: «L’Organismo intermedio ha formalmente contestato il target di spesa annuale, definendolo materialmente irraggiungibile. È stato ribadito che la forte situazione di incertezza e la mancata copertura totale dei progetti non permettono una pianificazione attendibile. Molte operazioni come la Priorità 2, che include diversi interventi, rischiano di non avere più copertura comunitaria».