l'inchiesta
Blitz a Palermo, la famiglia Galatolo, il vicolo Pipitone che è stato lo scannatoio dei Corleonesi
Una delle figure di spicco nel blitz di oggi della guardia di finanza di Palermo è Raffaele Galatolo, che è ritenuto boss di vertice dell'Acqua Santa e uomo collegato allo storico vicolo Pipitone di Palermo. Nelle carte giudiziarie sono fotografate gli affari illeciti del mandamento mafioso di Resuttana, il quale comprende le famiglie di Resuttana, Acquasanta, Arenella e Vergine Maria. «Nel territorio dell’Acquasanta sono stati sempre egemoni i nuclei familiari dei Galatolo e dei Fontana che risultavano a loro volta legati ai costruttori Graziano. Questi ultimi avevano, a loro volta, realizzato investimenti immobiliari con i Madonia, i quali, per un certo periodo, erano stati posti a capo dell'intero mandamento di Resuttana», si legge nell'ordinanza di custodia cautelare.
A un certo punto, nel 2014 si pente Vito Galatolo che permette di fare luce sulle inquietanti storie legate alla famiglia mafiosa e al vicolo Pipitone. I giudici nel processo Mani in Pasta hanno scritto di Vito Galatolo: «Per quanto il tenore delle sue dichiarazioni risulti spesso connotato da toni alquanto coloriti, non si può certamente negare che ci si trova al cospetto di un soggetto storicamente inserito, anche per discendenza familiare, nell'associazione mafiosa Cosa Nostra e, soprattutto, nella famiglia dell'Acquasanta e, in definitiva, di un individuo ben a conoscenza di tutte le dinamiche associative e dei principali protagonisti di questa articolazione mafiosa».
La maggior parte della famiglia Galatolo vive tuttora in quello che da sempre è considerato il luogo della città più rappresentativo della massima espressione mafiosa, ossia il vicolo Pipitone, battezzato da cronisti e investigatori “lo scannatoio dei Corleonesi”. Al vicolo Pipitone «venivano torturati quelli che avevano osato ribellarsi a Totò Riina. All’interno del vicolo era stata attrezzata una vera centrale della morte, la “casuzza”. Erano gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, quando dal vicolo Pipitone - è messo nero su bianco nelle carte - partirono gli uomini di cosa nostra incaricati di commettere i delitti eccellenti nei confronti del generale Dalla Chiesa, del giudice istruttore Rocco Chinnici, del segretario regionale del Pci, Pio La Torre e del commissario Ninni Cassarà». Il vicolo Pipitone è il luogo dove la mafia stragista ha maturato ed ordinato missioni criminali, delitti eccellenti, progetti di morte destabilizzanti, ma anche vendette ed esecuzioni esemplari. Vito Galatolo nel 2019 ha raccontato: «Mio zio Raffaele che era scapolo negli anni ’80 e c’abitava lui, la sera ci andava a dormire là pure anche se morivano persone in queste istante lui la sera ci dormiva lo stesso là, anche con i morti dormiva (...) dove c’era il bidone dell’acido e si scioglievano là le persone, o anche dentro la “casuzza” stessa che c’era un finetrino di terreno, là dentro, gli omicidi si facevano qua dentro e dentro “o giardineddo” noi ci diciamo».
Fra i fratelli di Vincenzo Galatolo, vi è Raffaele Galatolo, classe ’50, attuale reggente della famiglia mafiosa dell’Acquasanta, che è destinatario dell'ordinanza di oggi. «Da anni detenuto nel carcere di Secondigliano, egli ha goduto di una serie di permessi che gli hanno consentito di ripristinare i suoi collegamenti con il territorio palermitano. Grazie alle disposizioni sanitarie sul rischio contagio da Covid-19 ha potuto beneficiare di lunghi periodi di permanenza a Palermo, a casa della moglie. Dal 2021 è stabilmente presente a Palermo per “licenza premio straordinaria”, la quale gli è stata - prorogata dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli nel 2022», annotano i magistrati.
Per gli investigatori Raffaele Galatolo avrebbe ripreso in mani le redini della famiglia mafiosa dell'Acquasanta, prendendo il posto che era stato assunto da Giovanni Ferrante (che a sua volta aveva occupato il ruolo del cugino Gaetano Fontana). Ferrante «aveva ottenuto l’incarico da Sergio Napolitano, in quel periodo a capo dell’intero mandamento mafioso di Resuttana, ricomprendente la famiglia mafiosa dell’Acquasanta. Una volta arrestato Ferrante (che è diventato collaboratore di giustizia) il ruolo di reggente sarebbe stato assunto da Raffaele Galatolo, che da qualche anno ha anche cominciato a usufruire di numerosi giorni di licenza a Palermo». «Dal 2021 - scrivono gli inquirenti - è stabilmente presente a Palermo per “licenza premio straordinaria”», prorogata dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli nel 2022.