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giudiziaria

Per Marcello Dell'Utri udienza cruciale dinnanzi al gip, per le stragi del 1992 la procura di Caltanissetta vuole archiviare

Il legale di Salvatore Borsellino chiede approfondimenti sui presunti legami con Cosa Nostra

15 Giugno 2026, 18:11

18:20

Via d'Amelio

Appuntamento cruciale in aula per l'inchiesta sulle stragi del 1992. Il gip di Caltanissetta, Santi Bologna, ha deciso di non chiudere immediatamente la vicenda giudiziaria che coinvolge Marcello Dell'Utri, l'ex senatore di Forza Italia indagato per il suo presunto ruolo nelle bombe che segnarono l'anno più oscuro della storia italiana recente. La procura aveva chiesto l'archiviazione, ma il giudice si è riservato per valutare meglio la richiesta. La stessa inchiesta aveva inizialmente coinvolto anche Silvio Berlusconi, per lo stesso reato. La posizione del leader di Forza Italia è però stata archiviata a seguito della sua morte, avvenuta nel giugno 2023. In aula erano presenti i difensori dell'ex esponente politico: gli avvocati Filippo Dinacci e Francesco Centonze. Accanto a loro, Fabio Trizzino, che rappresenta i figli del giudice Paolo Borsellino, e Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso. Repici ha preso posizione contro la richiesta di archiviazione, opponendosi fermamente alla decisione dei magistrati.

L'indagine è stata aperta dopo che era giunta all'attenzione della procura un'intervista rilasciata dal giudice Paolo Borsellino il 21 maggio 1992 a Canal Plus, emittente francese. Nel colloquio, il magistrato aveva parlato dei legami tra Vittorio Mangano e Marcello Dell'Utri. Da questa traccia era nata l'ipotesi, che però non ha trovato alcun riscontro concreto, secondo cui l'intervista potesse aver spinto Cosa Nostra ad accelerare la strage di via D'Amelio, compiuta esattamente 57 giorni dopo quella di Capaci.

La richiesta di archiviazione, depositata a gennaio, è stata sottoscritta dal procuratore Salvatore De Luca, dall'aggiunto Pasquale Pacifico e dai pm Nadia Caruso, Davide Spina e Claudia Pasciuti. I magistrati hanno spiegato che non vi è alcuna prova che l'intervista resa il 21 maggio 1992 dal dott. Paolo Borsellino all'emittente francese Canal Plus fosse nota ad esponenti di Cosa Nostra nel periodo antecedente alla strage di via D'Amelio. Non esiste nemmeno alcuna prova che la stessa fosse nota a Dell'Utri e da questi possa essere stata veicolata ai vertici dell'organizzazione mafiosa, hanno concluso. Di conseguenza, per la procura non vi è alcuna prova che detta intervista possa essere stata la causa principale o una delle concause della nota accelerazione della strage di via D'Amelio. I magistrati hanno inoltre sottolineato che essendo decorsi i termini di durata massima delle indagini preliminari nessun ulteriore accertamento può essere utilmente compiuto nell'ambito del presente procedimento.

L'avvocato Repici non ha però condiviso questa valutazione. Secondo il legale di Salvatore Borsellino, la richiesta di archiviazione arriva troppo presto, a fronte di elementi ancora non approfonditi e di connessioni rimaste sullo sfondo. Tra le piste da esplorare ulteriormente, Repici ha citato anche i rapporti tra Dell'Utri e Giuseppe Graviano, uno dei boss più temuti di Cosa Nostra. La decisione del gip Santi Bologna sarà quindi fondamentale per definire se l'inchiesta possa continuare o se chiuda definitivamente la posizione di Dell'Utri in un caso che tocca uno dei periodi più dolorosi della storia nazionale.