il dibattito
Definanziare il progetto per i rifiuti da 34 milioni: Regione Siciliana e sindaci agrigentini pronti al contenzioso
Tecnici evidenziano incoerenze e rischio duplicazione, i primi cittadini minacciano ricorsi e si apre il confronto politico
La parola è di quelle non ostili, che non lasciano intendere una decisione potenzialmente rilevante ai danni di una delle due parti: “definanziare”. Così, la Regione Siciliana ha appunto deciso di revocare un maxi finanziamento da oltre 34 milioni che era stato destinato alla Società di regolamentazione rifiuti Ato 4 Agrigento Est (in cui rientrano numerosi comuni dell’Agrigentino tra cui il capoluogo) per la realizzazione di un impianto di trattamento del secco per produrre il Css, combustibile solido secondario, materia su cui lavoreranno i futuri inceneritori. Una vicenda burocratica che rischia di diventare scontro istituzionale e che potrebbe presto trasferirsi al Tar.
Tutto avviene a marzo: l'Ufficio speciale per la valorizzazione energetica e la gestione del ciclo dei rifiuti formalizza l'intenzione di revocare l’investimento pubblico di 34.121.312,89 euro, inserito nella programmazione FSC 2021-2027. L'amministrazione regionale ha motivato la proposta di “definanziamento” contestando la validità tecnica e la coerenza del progetto rispetto all'attuale pianificazione dell'Isola. Nel provvedimento della Presidenza della Regione si parla di alcune criticità progettuali e, secondo la struttura commissariale, l'attuale livello progettuale non consentirebbe il rispetto del cronoprogramma.
I tecnici palermitani sollevano inoltre pesanti obiezioni sul dimensionamento e sulla reale utilità dell'infrastruttura nel bacino provinciale, evidenziando che «la quantità trattata di 70.000 tonn/annue è pari all'intero ammontare del rifiuto indifferenziato della provincia di Agrigento». A supporto della tesi dell'inutilità dell'opera, la Regione sottolinea che «è già in corso di realizzazione un impianto Tmb a Sciacca con capacità 93.000 t/anno, ampiamente sufficiente a coprire il fabbisogno provinciale». Per l'Ufficio speciale, la scelta di Ravanusa determinerebbe una «duplicazione di capacità», con rischio di sottoutilizzo, diseconomie e dispersione di risorse pubbliche, suggerendo come alternativa un intervento di revamping del polo di Sciacca dal costo stimato 6 milioni.
La reazione dei primi cittadini agrigentini, per bocca della Srr guidata dal sindaco di Campobello di Licata Vito Terrana, preannuncia una dura battaglia in ogni sede per evitare lo scippo delle risorse. La società d'ambito, già a marzo, ha replicato fermamente alle contestazioni della Regione, scrivendo che l'eventuale mancata realizzazione dell'impianto di che trattasi [...] arrecherà un sicuro danno all'Ambito territoriale e ai Comuni in questo ricadenti». I sindaci rivendicano la strategicità della struttura per l'economia e la gestione ambientale locale, mettendo in evidenza come «l'opera proposta sia di fondamentale importanza per il territorio di competenza della scrivente Srr al fine di realizzare una rete integrata e adeguata di impianti con lo scopo di raggiungere l'autosufficienza nel trattamento e nello smaltimento dei rifiuti urbani». Gli amministratori locali respingono le accuse di incoerenza pianificatoria ed evidenziano come la soluzione proposta non sarebbe la migliore.
Per organizzare la controffensiva e deliberare le azioni legali da intraprendere a tutela dell'investimento, l'assemblea dei soci della Srr è pronta ad adire alle vie legali. L’assessore regionale all'Energia, Francesco Colianni ha già convocato una delegazione dei sindaci della Srr per mercoledì all'assessorato regionale a Palermo, al fine di avviare un confronto sulle possibili soluzioni. Successivamente sarà promosso un appello condiviso rivolto all'intera deputazione agrigentina affinché sostenga le istanze del territorio col governo regionale.