Operazione Abisso/1
Il cantante trap Pandetta si difende: «Vasta è un amico, non traffico in droga»
Negli atti dell'inchiesta le chiamate che l'artista riceveva mentre era detenuto in carcere
Quando è scattato il blitz Abisso, la scorsa settimana, il cantante trap Niko Pandetta non era un uomo libero. Era già tornato dietro le sbarre - nella casa circondariale di Prato - dopo aver ricevuto la revoca dell’affidamento in una comunità di recupero dalla dipendenza dalle droghe. La struttura calabrese sembra non sia stata ritenuta idonea. Ora si è in attesa della decisione del Tribunale di Sorveglianza di Firenze per l’affidamento in un’altra comunità. Ma le cose adesso sono più complicate. Perché nel frattempo il gip di Catania ha accolto la richiesta di misura cautelare nei confronti di Pandetta per l’accusa di traffico di sostanze stupefacenti.
Ieri mattina si è svolto l’interrogatorio di garanzia dinanzi al gip (da remoto) alla presenza del suo avvocato Riccardo Floris. «Il mio assistito ha chiarito la sua posizione. Pandetta ha sostanzialmente detto che era legato da una forte amicizia con Antonino Vasta, ma ha anche ribadito di non fare parte di nessuna famiglia mafiosa e che non si occupava di affari di droga», ha commentato a La Sicilia il difensore.
Nelle carte dell’inchiesta sono emersi frequenti contatti telefonici fra Pandetta, in un momento in cui era già in carcere per scontare una condanna definitiva per spaccio ed evasione, con «Ninuzzo Vasta - arrestato nel blitz della Guardia di Finanza scattato giovedì scorso - che aveva in mano un fiorente traffico di sostanze stupefacenti. Niko Pandetta avrebbe fornito a Vasta - secondo le ricostruzioni dell’accusa - dei contatti per la fornitura di droga con un canale napoletano. Precisamente con una donna sudamericana.
Ricostruzione respinta dalla difesa, che è già pronta a presentare ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento della misura cautelare.
