la storia
Luca Lombardo, campione mondiale di Muay Thai: da Francavilla al tetto del mondo
Il thaiboxer protagonista di un docufilm su Amazon Prime "L'arte delle otto armi"
«Io non mi sono mai reputato uno sportivo talentuoso». È con questa umiltà disarmante che Luca Lombardo, oggi Campione Mondiale e volto internazionale della Muay Thai su Amazon Prime Video, inizia a raccontare la sua ascesa. Non parla di doti naturali, ma di una costruzione metodica, sofferta e ostinata di se stesso. Tutto comincia a Francavilla di Sicilia, un borgo dove la pietra lavica incontra il verde delle Gole dell’Alcantara. È un luogo di tradizioni antiche, dove Lombardo ha imparato il valore della parola “rispetto”. Ma ha anche conosciuto l’inquietudine di chi sente un fuoco dentro che il paese non può contenere. In quel periodo, la vita di Lombardo somigliava a un mosaico incompleto.
Il richiamo della strada e le compagnie sbagliate stavano tracciando per lui un destino pericoloso. «Ho provato a giocare a calcio, ma non mi piaceva - racconta - poi una volta, mi ricordo ha aperto una palestra di judo a Francavilla e subito mi sono iscritto. A judo mi trovavo bene però non mi sentivo mai di fare gli esami di passaggio di grado, quindi non ero mai costante: facevo un mese e poi abbandonavo. Poi un anno ha aperto una palestra di karate, mi piaceva molto, sono arrivato fino a cintura blu. Poi, però, a causa della mancanza di persone iscritte, ha chiuso anche questa palestra e sono ritornato di nuovo a non far nulla». Quel «ritornare a non far nulla» lo stava trascinando nel baratro. Senza una guida, i demoni della “testa calda” stavano prendendo il sopravvento.
Ma il destino attendeva che il buio fosse totale prima di accendere la scintilla. Quella scintilla ha avuto il volto della Muay Thai e il sapore del primo, vero schiaffo educativo del maestro, che gli insegnò che prima di colpire bisogna imparare a soffrire. Il percorso di Lombardo è stato un crescendo di sfide che lo hanno portato a superare i confini fisici del ring per approdare su una delle vetrine più prestigiose del mondo: Amazon Prime Video, con il documentario “L’arte delle otto armi”.
«L’approccio su Amazon Prime è stato grazie a Doriana Ravisardi, l’idea principale è stata sua. Il nostro obiettivo non era arrivare su Amazon Prime. Il nostro obiettivo era raccontare la mia storia, riuscire a parlare della mia storia e far crescere la Muay Thai attraverso di essa». L'incontro con Doriana Ravisardi, esperta del settore cinematografico a Roma, ha trasformato un’amicizia in un progetto narrativo: «Mi ha detto: perché non proviamo a fare un video sulla tua storia? E tutto è partito così». Il salto da Francavilla a Bangkok non è stato solo un viaggio, ma un ponte tra due emisferi opposti del mondo. Dalla pace del borgo siciliano, Luca Lombardo si è ritrovato immerso nel clima soffocante della Thailandia. Se in Sicilia il silenzio era il compagno dei pomeriggi, a Bangkok l'unico suono era quello secco dei calci contro il sacco. In quel caos, Lombardo ha ritrovato la stessa disciplina contadina ereditata da suo padre: la dedizione assoluta, senza scorciatoie. Ha vissuto in stanze di due metri quadri, ha combattuto con le ossa rotte, ha lavorato come muratore e barman in Italia per pagarsi ogni singolo minuto sul ring asiatico. Il “fuoco della Sicilia” gli scorreva nelle vene, trasformando la nostalgia in grinta, la fatica in missione.
Ma il successo di un uomo si misura dall'amore che lo circonda. Ed è qui che la storia di Luca diventa poesia pura. C'è un'immagine che commuove per la sua tenerezza: quella di sua nonna. Quella donna che gli ha trasmesso i valori del sacrificio, oggi è la sua fan più incredibile. Accanto a lei, quel padre con cui un tempo i rapporti erano tesi è diventato il suo primo, instancabile sponsor. Quella “testa calda” che preoccupava la famiglia è diventata il loro vanto, ricucendo ogni strappo e rendendo i legami più forti dell’acciaio. Se Luca è il braccio che colpisce, la sua famiglia è il cuore che sostiene ogni impatto. «In primis devo ringraziare la mia famiglia, so bene quali sacrifici abbiano fatto nel vedere un figlio tornare a casa con oltre cento punti di sutura in faccia, con il volto gonfio e il corpo segnato dai dolori di una battaglia estrema».

Non è stato solo un supporto morale, ma una presenza fisica, costante, che ha annullato le distanze tra la Sicilia e l'Oriente. Suo fratello Mirko, pilastro fondamentale, non ha mai mancato l'appuntamento con la Thailandia, volando ogni anno per sostenerlo nelle settimane più dure. Suo padre, che lo ha seguito fin negli stadi di Bangkok, e sua madre, che ha avuto la forza sovrumana di guardarlo combattere a mani nude nel leggendario Thai Fight, accettando il sangue e la polvere come parte del destino di un figlio guerriero. In questo coro di anime, spicca un nome che per Luca è casa e radice: nonna Pippina. È a lei, alla sua saggezza antica e al suo amore incondizionato, che va il pensiero più dolce. Perché se Luca ha potuto sfidare il mondo, è perché sapeva che a Francavilla c'era qualcuno che pregava per lui, orgoglioso di quel sangue siciliano che non si arrende mai.
Oggi che Luca Lombardo è un atleta affermato, la sua lotta non è più solo per se stesso. La sua abnegazione si è trasformata in una mano tesa verso gli altri. In Thailandia, la sua palestra è diventata un rifugio per chiunque cerchi una via d'uscita o una nuova forza. Con la stessa grinta che lo ha portato sul tetto del mondo, lui si spende oggi per i più giovani, per chi è fragile, per chi non ha ancora trovato la propria voce: «Il mio obiettivo adesso è quello di riuscire a trasmettere alle nuove generazioni la passione che ho per questo sport di combattimento. A chi vuole imparare, a chi dice che è impossibile, a chi non crede in se stesso. Voglio convincere i ragazzi. Lo sport di combattimento è per tutti e non è violenza. Voglio dare una mano a chi vuole dimostrare che si può fare qualcosa di grande». Lombardo racconta che in Thailandia lo vanno a trovare tantissimi ragazzi, lo cercano anche coloro che sono alle prime armi. Giovani di tutte le età, anche chi, un po' bullizzato, decide di allenarsi con l'obiettivo di perdere peso e di diventare più forte.
Luca Lombardo oggi vive tra i templi della Muay Thai e parla a milioni di persone inventandosi una lingua che combina il siciliano, l'italiano e il thailandese. Usa anche i social per trasmettere la sua esperienza. Ma il suo messaggio più potente non è per gli esperti, quanto per quei bambini che, guardandosi allo specchio, si sentono “senza talento”. Lombardo è la prova che lo sport è la medicina per ogni ferita dell'anima. Con la costanza di chi ha scalato le montagne dell'Etna e l'abnegazione di chi ha dormito sul legno delle palestre thailandesi, dimostra che il fuoco interiore può bruciare ogni ostacolo. Il suo sacrificio è un faro: insegna che la forza d'animo può colmare ogni lacuna tecnica e che «non bisogna aver paura di non avere talento, bisogna aver paura di non avere un sogno». Perché se un ragazzo di Francavilla è riuscito a trasformare la polvere in oro, allora ogni bambino ha il dovere di credere che il proprio destino sia ancora tutto da scrivere.