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il blitz

Traffico di cocaina dal Sudamerica, 8 arresti

Associazione radicata sul litorale laziale aveva rapporti con clan calabresi, campani e siciliani

16 Giugno 2026, 08:48

08:50

Operazione antidroga dei carabinieri: cocaina, hashish e migliaia di euro in contanti. Due giovani in manette

Dalle prime luci dell’alba, nelle provincie di Roma, l’Aquila, Reggio Calabria e Catania, i carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Civitavecchia stanno dando esecuzione ad ordinanze di custodia in carcere nei confronti di otto persone che insieme a altre tre, al momento indagate a piede libero, sono gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere dedita al traffico di cocaina tra il Sud America e l’Italia.

Le ordinanze sono state emesse dal gip del Tribunale di Roma e scaturiscono da una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Alla fine del mese scorso i vertici dell’organizzazione erano stati sottoposti a fermo del pm. Secondo le indagini dei carabinieri, avviate a agosto del 2025, l’organizzazione era radicata nella Capitale e sul litorale nord laziale e dotata di solidissime diramazioni internazionali e collegamenti con alcuni esponenti della criminalità organizzata calabrese e campana.

Da quanto è emerso un broker internazionale (di origini dominicane) fungeva da anello di raccordo strategico, responsabile dei contatti con i fornitori esteri, della logistica e della gestione dei complessi flussi finanziari illeciti.

Un vertice operativo colombiano (noto come il "Presidente") era il capo e promotore incaricato di gestire i connazionali e le importazioni, di fissare il prezzario della droga e di curare i rapporti con i narcotrafficanti stanziali in Spagna e Sud America.

Un esperto broker romano era invece la figura di raccordo e principale distributore per il mercato del litorale nord laziale e del centro Italia, capace di piazzare la droga a una fitta rete di intermediari e grossisti.

Un uomo di origini calabresi era invece fondamentale per la fornitura di veicoli dotati di vani occulti meccanizzati.

I canali d’ingresso della droga erano tre: via terra dalla Spagna con le auto truccate, via mare dal porto di Guayaquil (Ecuador) gettando i borsoni in acqua con localizzatori Gps per il recupero, e attraverso i corrieri "ovulatori" negli aeroporti. La banda lavorava come un’azienda: la cocaina veniva comprata all’ingrosso a 16-17 mila euro al chilo e rivenduta a 21-24 mila. Al telefono usavano codici come "Biancaneve" o "Rosalba" (per la cocaina rosa).

Le intercettazioni hanno svelato anche un "colpo gobbo" subito dalla banda: esponenti della Camorra napoletana sono riusciti a rubare ai colombiani 10 chili di cocaina (un danno da 280 mila euro) inscenando un finto controllo della Polizia. Per risolvere lo sgarro senza scatenare una guerra, i boss hanno dovuto organizzare dei veri e propri summit chiarificatori in Campania.

La violenza del gruppo era comunque altissima: per recuperare i soldi da chi non pagava erano pronti a usare mazze da baseball, armi e a sequestrare i debitori in appartamenti affittati per l'occasione. Contavano inoltre sul supporto dei "Los Choneros", il clan più spietato dell’Ecuador, e ripulivano i guadagni usando le criptovalute.


L'inchiesta si è chiusa con la scoperta di una vera e propria raffineria clandestina nelle campagne di Sant'Agata del Bianco, a Reggio Calabria. Lì i Carabinieri hanno sequestrato presse, stampi e oltre 500 chili di sostanze chimiche usate per tagliare la droga e raddoppiare i profitti.