Procura di Palermo
"Imbrogli con i badge alla Reset", dieci presunti furbetti del cartellino indagati nella partecipata. Alaimo: "Approfondiremo le responsabilità"
In nove sono accusati a vario titolo di truffa aggravata e peculato, un altro dipendente iscritto nel registro degli indagati. Ecco i nomi. Varchi (FdI): "Basta con certa politica e certi sindacalisti"
Nuova bufera assenteismo a Palermo. La Polizia di Stato ha incastrato nove dipendenti di una società partecipata del Comune, accusati a vario titolo di truffa aggravata e peculato.
Nei loro confronti la Digos della Questura di Palermo ha eseguito un’ordinanza di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Un decimo lavoratore è stato invece iscritto nel registro degli indagati e ha ricevuto un’informazione di garanzia.
Questi i dipendenti accusati di assenteismo per cui è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: Antonino Mercante, Baldassare e Salvatore Basile, Maurizio Giuliano, Giosuè Leto, Roberto Massaro, Domenico Musacchia, Matteo Orlando, Giuseppe Santonocito.
L'inchiesta, coordinata dal procuratore Maurizio De Lucia e dal sostituto Eugenio Faletra, ha portato alla luce un collaudato sistema di complicità.
Grazie a pedinamenti e telecamere nascoste piazzate nei punti strategici, gli investigatori hanno filmato le quotidiane condotte di assenteismo degli indagati, che riuscivano a risultare presenti grazie a colleghi compiacenti che strisciavano il badge al loro posto.
“Pugno duro contro i furbetti del cartellino all’interno della Reset, ma anche nelle altre società partecipate del Comune di Palermo. Non faremo sconti a nessuno perché nessuno può considerare le società partecipate come il proprio orticello per fare cosa vuole”. Lo dichiara l’assessore comunale alle Partecipate, Brigida Alaimo, commentando l’operazione che ha portato alla luce presunte irregolarità all’interno della Reset.
“Saranno avviati approfonditi controlli – aggiunge Alaimo – per verificare eventuali responsabilità e accertare se vi siano state superficialità o omissioni da parte di chi era chiamato a svolgere attività di vigilanza e controllo. Il rispetto delle regole e la tutela dell’interesse pubblico devono rappresentare principi inderogabili per tutti”.
L’assessore esprime inoltre un ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro svolto: “Desidero ringraziare gli investigatori e tutte le forze dell’ordine che, attraverso un’attività accurata e scrupolosa, hanno consentito di far emergere queste irregolarità. Chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità. L’amministrazione comunale continuerà a operare con determinazione per garantire trasparenza, legalità ed efficienza all’interno delle società partecipate”.
Sulla vicenda interviene sui social la parlamentare di Fratelli d'talia Carolina Varchi, ex vicesindaco e attualmente segretaria della Camera e capogruppo nella commissione Giustizia: "Leggo questa notizia che, sinceramente, non mi sorprende. Tutti ricordano durante il mio mandato da vicesindaco un rapporto conflittuale con una parte delle società partecipate. Perché ho sempre preso le distanze da quella parte di politica comunale (trasversale ai partiti) che, pur di ottenere una foto o un diserbo o una potatura, liscia il pelo a certe rappresentanze sindacali che considerano le società partecipate come 'cosa loro', come bancomat per i loro stipendi e straordinari, invece che come strumenti indispensabili ad erogare servizi ai cittadini. E sono ancora più convinta della bontà della mia direttiva (osteggiata da molti...) che cerca di arginare quanto più possibile questi fenomeni".